Oltre il classico in San Matteo

Irene Liconte

«Gradiva», cioè colei che avanza con lieve incedere: è lo spettacolo di debutto dell'ottava edizione del Festival teatrale Lunaria, in scena in piazza San Matteo da questa sera fino a fine agosto. Il filo conduttore del festival è avventurarsi in contesti inesplorati dalla drammaturgia classica, in «percorsi fuori confine». Così Gradiva è l'aggraziata figura femminile di un bassorilievo pompeiano, che affascina fino all'ossessione un giovane archeologo, al punto di indurlo a cercarla tra le rovine di Pompei. A questo amore patologico immaginato dallo scrittore tedesco Jensen si interessò anche Freud, segnando l'inizio della critica psicanalitica all'arte.
In «Io, Pierre Rivière» (21 luglio), spunto teatrale è un efferato matricidio consumato in Francia nel 1835, che suscita inquietanti echi anche nello spettatore moderno. Il 25 luglio Elisabetta Pozzi interpreta «Fedra», monologo del poeta greco contemporaneo Ritsos ispirato a Euripide: la solitudine di Fedra esacerba il tormento amoroso e i sensi di colpa. La Compagnia Diabasis Ballet porta in scena (26 luglio) «Tra terra e cielo», spettacolo giocato tra suggestive coreografie e musiche di Vivaldi, Pergolesi e Arvo Part. Nei «Viaggiatori Immobili» (28-30 luglio), da «La regina Disadorna» di Maggiani, la cornice teatrale di San Matteo evocherà felicemente l'atmosfera dei vicoli del secondo dopoguerra, con il suo popolo di scaricatori di porto e di loschi personaggi, come lo scaltro rigattiere «o Trafegun» e la prostituta «Combattuta».
Altra evocazione della Genova storica in «Doria e Fieschi a confronto» (1,4, 29 e 30 agosto): i due acerrimi nemici Andrea Doria e Gian Luigi Fieschi affrontano la morte. Il primo, anziano, ripercorre la sua vita con l'ambigua compagnia di Dragut, il gatto nero; il secondo, nel fiore degli anni e sul punto di trionfare sugli odiati Doria, perde la vita in un grottesco incidente durante un arrembaggio. «Cena nel salotto Verdurin», il 2 agosto, filtra con ironia il mondo proustiano attraverso i pettegolezzi di un salotto dell'epoca. «Storia di un cantastorie: Cereghino detto Scialìn» (8-10 agosto) è ispirato alla storia vera di una famiglia di cantastorie dialettali vissuti a Favale di Malvaro nel '800 e discriminati a causa del loro credo valdese: «fuori confine» diventa così confronto di culture religiose e linguistiche, sottolinea Cristina Castellani, assessore alla cultura della Provincia di Genova. Il dialetto torna in «Ö zin» (Il riccio, 8-10 agosto), commedia poco rappresentata del repertorio goviano. Sabato 20 sarà la volta di Jean Cocteau con «Il bell'indifferente», adattato da Riccardo Reim: il già muto antagonista viene abolito del tutto, il protagonista si rivolge direttamente al nulla. Valeriano Gialli è autore e interprete di una rilettura multimediale di «Moby Dick». Per chiudere, martedì 30 andrà in scena «Arlecchino ringrazia!», che rievoca i successi del caffè-teatro diretto da Aldo Trionfo con la messa in scena di alcuni testi dello storico repertorio.