Oltre al deficit cresciute solo le poltrone

Avviata la ristrutturazione con la nomina di nuovi dirigenti: Cassola alla Direzione Passeggeri

da Milano

Dal 2000 a oggi i dipendenti delle Ferrovie sono scesi da 106mila a 97mila. Nello stesso periodo è salito il numero dei dirigenti: da 892 a 1.200 (che, tuttavia, con la ristrutturazione avviata ieri, dovrebbero iniziare a diminuire). Secondo le stime, ciascuno di loro costa almeno 300mila euro l’anno, tra stipendi, benefit e segretarie. Vent’anni fa, ai tempi della trasformazione delle Fs in ente pubblico economico e della presidenza Ligato, i dirigenti erano 865 e i dipendenti 216mila. Nel 2000 la nascita di Trenitalia (la società del trasporto) seguita da quella di Rfi (la proprietaria della rete, che incassa gli affitti da Trenitalia e dagli altri 39 operatori che viaggiano sui binari nazionali) avrebbe dovuto mettere le cose a posto. Erano gli anni di Giancarlo Cimoli, e grazie ad arditezze e spunti creativi di bilancio ci furono addirittura alcuni esercizi chiusi in utile, e questa fu bollata, a posteriori, come «una gigantesca illusione ottica». Si era creata una pletora di nuove società, adatte a creare nuovi incarichi.
Nel primo semestre del 2006 i numeri sono espliciti: il risultato netto è negativo di 1.022 milioni di euro, che si confrontano con la perdita di «soli» 172 milioni di un anno prima. La stima è che il 2006 si concluderà con una perdita di 1.707 milioni. La previsione era di un risultato netto negativo per 660 milioni di euro per i primi 6 mesi del 2006 (sui quali c’è stato dunque uno scostamento di 362 milioni). Se lo Stato avesse versato i corrispettivi previsti, la perdita nel semestre sarebbe stata di 960 milioni di euro.
Il bilancio di Trenitalia soffre anche di un mancato adeguamento delle tariffe (tra le meno care d’Europa): il precedente consiglio di amministrazione avrebbe auto l’autonomia per decidere di innalzarle, ma fu scoraggiato dal governo. Così i ricavi nei primi sei mesi 2006 sono stati sostanzialmente identici a quelli di un anno prima (1.607 milioni contro 1.603) per un numero stabile di passeggeri, che sono circa 10 milioni all’anno. Il margine operativo lordo del semestre segna meno 262 milioni di euro (peggiore di 392 milioni rispetto al risultato positivo registrato nello stesso periodo dello scorso anno), il risultato operativo è stato pari a meno 654 milioni, a fronte del meno 113 del primo semestre 2005. I peggioramenti vengono attribuiti a un aumento del costo del lavoro, alla riduzione dei corrispettivi dello Stato e a maggiori accantonamenti per oneri di ristrutturazione.
Nella relazione semestrale del gruppo si auspicava una forte ricapitalizzazione di Trenitalia. Nei giorni scorsi si erano intensificate le voci di una ristrutturazione imminente. Infatti, nella serata di ieri sono partiti gli ordini di servizio che ridisegnano l’assetto delle divisioni e varano nuove nomine. Quelle che nel precedente organigramma erano la Direzioni passeggeri a lunga percorrenza, la Direzione regionale, l’Alta velocità e la Direzione logistica sono tornate a chiamarsi Divisioni. Scompare l’Alta velocità che confluisce nella Divisione passeggeri nazionale che, come già anticipato ieri, è stata affidata a Giovanni Cassola (già alla Direzione regionale Lombardia) un vecchio uomo di Cesare Vaciago. La Divisione logistica passa ad interim all’amministratore delegato Vincenzo Soprano, mentre al trasporto regionale è stato confermato Giancarlo Laguzzi. Dall’Alta Velocità, Donato Carillo passa a guidare la Divisione tecnica e manutenzione. Esce di scena Paolo Gagliardo, a capo della disciolta Direzione Marketing. In totale, sono circa 40 i dirigenti esclusi dal nuovo organigramma.