Oltre due anni di trattative e offerte «flop»

Dicembre 2006. L’allora premier Romano Prodi annuncia una gara per «la privatizzazione della società» con «la cessione di una quota di controllo non inferiore al 30,1% del capitale di Alitalia e di tutte le obbligazioni convertibili che possiede» entro il 29 gennaio 2007. Alla gara si presentano in 11, ma le offerte più importanti alla fine saranno tre: Air One-Intesa San Paolo; Texas Pacific Group, Matlin Patterson e Mediobanca; Aeroflot-Unicredit. Air France-Klm si chiama fuori quasi subito: «Non sussistono le condizioni per una candidatura». L’amministratore delegato di Alitalia Giancarlo Cimoli si dimette, gli subentra Berardino Libonati. La gara è un flop, in luglio le tre cordate superstiti si ritirano. Il titolo nel frattempo ha perso il 32%: circa 340 milioni di euro.
Luglio 2007. Anche Libonati si dimette. Al suo posto il Tesoro propone Maurizio Prato. A settembre si riapre un’altra gara. Si presentano in cinque ma le offerte formali sono tre (Air France-Klm, Air One, Baldassarre). La compagnia francese presenta un’offerta non vincolante sul 100% delle azioni Alitalia attraverso lo scambio di azioni. Il Cda della società accetta e il governo esprime parere favorevole a una trattativa in esclusiva con Air France-Klm. L’azienda francese propone un piano di esuberi e l’abbandono di Malpensa. Il centrodestra insorge, i sindacati sono contrari ai licenziamenti. Nella trattativa si inserisce nuovamente Air One.
Febbraio 2008. Air France annuncia: «Andremo avanti solo con l’ok del nuovo governo italiano». Dopo un mese arriva l’offerta vincolante: 160 azioni Alitalia per una Air France-Klm, obbligazioni convertibili rilevate a 0,3145 euro e 1.600 esuberi tra i dipendenti. Il Cda di Alitalia dice sì, così come il governo. Ma è polemica su Malpensa, settore Cargo ed esuberi. I sindacati si oppongono. Berlusconi invoca una cordata italiana, Spinetta parla di «margini di manovra limitati».
Aprile 2008. Saltano le trattative, Prato si dimette e gli subentra Aristide Police. Il 21 Air France ritira definitivamente l’offerta. Il Consiglio dei ministri vara un prestito-ponte da 300 milioni di euro.
Il premier in pectore Silvio Berlusconi rilancia l’ipotesi della cordata italiana.