Oltre duecento sfilate in sette giorni

Mario Boselli, presidente della Camera nazionale: «Fuga da Milano? Solo due casi, restiamo la capitale del settore»

Fuga da Milano. Non è il titolo di un nuovo film ma ciò che si ritrova sui giornali degli ultimi giorni. Fuga da Milano, ovvero dalla moda milanese, dal calendario più corposo che ci sia. Polemica inutile?
È più facile dire di sì. Perché di una cosa si è certi. Milano ha i nomi più importanti del prêt-à-porter mondiale e continua a esserne la capitale. Alla faccia di chi se ne va. E poi, nell’era della globalità, non si capisce per quale motivo non si dovrebbero provare altre piazze, altri mercati che, magari, meglio si confanno a un certo prodotto. «Sono stupito dai titoli dei giornali che parlano di fuga da Milano: il fenomeno è limitato a due casi in due anni, e non ci preoccupa», ha detto il presidente della Camera nazionale della moda italiana, Mario Boselli, riferendosi ai marchi Miu Miu (gruppo Prada) e Philosophy (gruppo Aeffe), che hanno abbandonato le passerelle milanesi a favore, rispettivamente, di Parigi e New York. «Se alcuni grandi stilisti hanno deciso di trasferire le sfilate delle seconde linee, lo hanno fatto per ragioni di strategia aziendale del tutto condivisibili. A Milano rimane l’eccellenza delle prime linee: sette fra i maggiori stilisti italiani sono stati costretti a organizzare una doppia sfilata della prima linea per far fronte a tutte le richieste di buyer e giornalisti». E continua. «Miu Miu e Philosophy hanno fatto bene a spostarsi, da imprenditore io avrei fatto lo stesso perché se su una piazza c’è Prada, inevitabilmente Miu Miu sarà sempre la sorella minore, la cuginetta povera». Ci sono marchi italiani come Diesel o Miss Sixty che da subito hanno scelto di presentare le loro collezioni a New York. Il fatto è che «nell’era della globalizzazione ogni piazza deve trovare la sua strada, la sua eccellenza: quella di Milano è delle prime linee, che qui fanno addirittura sfilate doppie e siamo gli unici ad averle. Milano è in upgrade, è la capitale delle capitali della moda».
Lo confermano i numeri di questa settimana della moda che inizierà sabato 17 e si concluderà sabato 24 febbraio: 221 collezioni di cui 103 sfilate per 96 marchi e 85 presentazioni. Molti i nuovi nomi in calendario: 6267, Albino, Balizza, Haute, Jo No Fui, Roberta Scarpa, It. Oltre 15mila gli addetti ai lavori presenti in città e più di 2000 i rappresentanti dei media provenienti da oltre 40 Paesi che raggiungeranno Milano per assistere ai defilé. «Mi dicono che neanche alla cerimonia degli Oscar di Hollywood ce ne sono tanti», ha ribadito il presidente della Camera della Moda. Il ruolo centrale di Milano per la moda di tutto il mondo è stato confermato anche dall’accordo internazionale sui prossimi calendari delle manifestazioni: la città lombarda ha ottenuto di spostare, a partire dal 2009, le proprie settimane del prêt-à-porter facendole cominciare e finire di mercoledì: «Crediamo che sia la soluzione migliore per i problemi strutturali che abbiamo oggi». Nel 2006, il settore ha fatturato 67 miliardi, in crescita del 6% rispetto all'anno precedente, con un saldo attivo di 16 miliardi; per il 2007 si prevede un aumento del 4% dei ricavi e un saldo di 18 miliardi.