Oltre un milione di americani in fuga da Rita

Schierati 50mila militari e chiuso il centro di controllo della Nasa: «Potrebbe essere peggiore di quello che ha devastato New Orleans»

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Houston, la città più giovane e dinamica d’America, con la più alta concentrazione di sfollati dell’uragano Katrina, ha abbassato le saracinesche in previsione dell’arrivo dell’uragano Rita. La città si trova a 80 km dalla costa ma è già stata soggetta in passato a catastrofiche alluvioni, per cui banche, scuole, edifici pubblici e molti uffici privati hanno chiuso i battenti. Per uscire dalla città si sono formate code di auto lunghe decine di km e attese fino a 15 ore. L’impatto dell’uragano è previsto per questa notte.
Il Johnson Space Center della Nasa, da dove si controlla tutto ciò che si muove nello spazio, dai voli degli shuttle alla Stazione spaziale internazionale (Ssi), è sprangato e i controllori americani hanno passato la mano ai colleghi russi per i contatti con i due astronauti di stanza sulla Ssi.
Secondo i meteorologi, Rita, dopo avere toccato mercoledì categoria 5 con venti che soffiavano sul golfo del Messico a 280 km l’ora, sta perdendo forza e potrebbe abbattersi sul Texas sabato all’alba come categoria 4, la stessa dell’uragano Katrina che ha distrutto New Orleans. Ma si teme che gli effetti di Rita possano essere più devastanti di quelli di Katrina.
«Ci stiamo preparando al peggio», ha ripetuto giovedì il presidente Bush parlando al Pentagono. Bush ha poi ringraziato le forze armate, che hanno schierato 50mila uomini per l’emergenza Katrina e ha promesso tutto l’impegno delle autorità federali per l’emergenza Rita. Ha aggiunto che le risorse dispiegate per Katrina sono pronte anche per la nuova emergenza, e ha citato come esempio la nave anfibia Ivo Jima, che dal largo di New Orleans sta seguendo il percorso di Rita. Il ministro per la Sicurezza nazionale, Michael Chertoff, ha mandato in Texas per coordinare gli interventi l’ammiraglio Larry Hereth.
Mercoledì sera, dagli aerei che atterravano all’aeroporto Hobby di Houston, si poteva vedere una fila lunga più di cento km su sei corsie di auto che puntavano verso nord. Un milione e 300mila abitanti della costa hanno obbedito all’ordine di evacuazione e hanno abbandonato le loro case. Lungo il percorso la gente si ferma a prendere d’assalto i supermercati e i distributori di benzina, che ieri mattina erano a secco.
La Croce Rossa e la Fema, l’agenzia federale preposta alle emergenze, hanno allestito rifugi per gli sfollati a Huntsville, College Station, San Antonio e Dallas.
In direzione sud, verso il mare, viaggiano ormai soltanto i mezzi di soccorso e i camion della Guardia Nazionale, che prevede di dislocare nella zona a rischio più di diecimila uomini. Ieri lungo la costa centinaia di autobus, ambulanze e camion si sono avvicendati per portare in salvo chi non possedeva un’auto. Una lista di cose che gli sfollati non devono dimenticare è stata pubblicata dai giornali. L’elenco va dal certificato di nascita alla tessera sanitaria, da riserve di acqua e cibo per tre giorni a coperte, cuscini e medicine.
Dopo l’amara lezione impartita da Katrina, la maggioranza della gente che vive lungo i 925 km di costa che va da Intracostal City, in Louisiana, a Port Mansfield, in Texas, ha scelto senza esitazione di spostarsi al nord per non rischiare la pelle.
Galveston, la città-isola che i meteorologi credono possa essere colpita in pieno dall’uragano, è quasi deserta. Il sindaco, Lyda Ann Thomas, ha detto in tv: «Gli edifici si ricostruiscono, le vite umane no. Questa volta, contrariamente a quanto è stato fatto in occasione di Katrina, chi vuole può portare con sé sugli autobus e nei rifugi della Croce Rossa gli animali domestici. Troppa gente è rimasta a New Orleans ed è morta per non abbandonare il cane o il gatto».
L’ultimo uragano che ha colpito il Texas causando notevoli danni è stato Alicia, categoria 3, che nel 1983 provocò la morte di 22 persone. L’ultimo uragano forza 5 abbattutosi sugli Stati Uniti fu Andrew, che nel 1992 colpì il sud della Florida provocando 26 miliardi di dollari di danni e 26 morti.