Oltreconfine scioperi, ritardi e furbate

Il voto di 200mila connazionali appeso ai postini brasiliani, in Germania schede per il Senato ai minori di 25 anni, errori di stampa in Costa Rica. La Farnesina: tutto ok

da Milano

Tutto a posto, niente in ordine. Le segnalazioni piovute al Giornale da tutto il mondo stridono con le rassicurazioni di Pd e governo sulla regolarità del voto all’estero: tutto in regola, solo qualche disguido. Uno, pochi o tanti però non importa. Se anche un solo italiano si vedesse negato il diritto a votare, però, per la democrazia sarebbe un colpo mortale. E ad oggi è ancora al palo, come segnala un militare italiano di stanza in Grecia, il voto per alcuni nostri soldati all’estero: «A tutto il 3 aprile - scrive - le schede non sono ancora arrivate. Nessuno sta votando».
Per fortuna è intervenuta la Farnesina: «E ha fatto bene - ha detto la responsabile Estero Pdl, Barbara Contini - a fornire delucidazioni sulle segnalazioni di disguidi e presunte irregolarità nelle operazioni di voto». Peccato che però alcune spiegazioni spalanchino scenari inquietanti. Il ministero degli Esteri, per esempio, ammette che a Colonia, in Germania, «numerosi plichi destinati a elettori minori di 25 anni contenevano anche la scheda per il voto al Senato», come aveva denunciato il Giornale. Ma il rimedio sembra essere peggiore del male: «In sede di pre-scrutinio l’Ufficio centrale per la circoscrizione estero, disponendo dei numeri di registro elettorale, provvederà allo stralcio delle schede per il Senato che risultassero votate da tale categoria di elettori». Peccato che questo implichi la non segretezza del voto, perché significa che da una scheda si può risalire all’identità dell’elettore. C’è chi si è posto lo scrupolo, come l’elettore A.B., sempre residente a Colonia, di «non abusare della possibilità di votare al Senato al posto di mia figlia, nata nell’84».
Resta alto l’allarme sulla «contaminazione» tra propaganda elettorale e plichi. Un elettore in Germania denuncia: «Nell’edificio di Berlino che ospita il patronato Ital-Uil, in Keithstrasse, 1/3, si è costituito il comitato elettorale di una candidata Pd». Secondo M.P. «tanti connazionali hanno ricevuto dal patronato materiale elettorale della candidata. Non è una novità - aggiunge - era già successo con Prodi nel 2006».
Anche sulle modalità di riconsegna delle schede si registrano anomalie. Un dipendente di una compagnia aerea araba che lavora a Dubai riferisce al Giornale l’odissea del suo plico, regolarmente compilato: «Mi hanno sconsigliato di restituirlo al corriere che me l’ha consegnato, ma anche di consegnarlo a mano al Consolato. “Affidalo a un altro connazionale - mi hanno detto -. Anzi no. Aspetta il corriere”». Il plico è ancora nelle sue mani.
È invece rientrato, in Francia, l’allarme «santini» nei plichi elettorali. La tipografia che ha stampato le schede per conto del Consolato d’Italia a Nizza «assicura l’assoluta regolarità delle operazioni» e respinge le accuse lanciate da alcuni nostri connazionali. Quel che sembra quasi certo è che le due comunicazioni (plichi e santini) siano arrivate nella buca delle lettere lo stesso giorno, come conferma un altro lettore: «Contemporaneamente alla documentazione per le elezioni del 13-14 aprile - scrive G.M. da Vence - ho ricevuto dal Consolato di Nizza il plico per il voto all’estero, e da Roma il cartoncino per le elezioni provinciali valido per il rimborso delle spese di viaggio emesso dal Comune di Roma dove avevo la residenza fino al giugno 2000, una busta chiusa contenente idépliant del Pd e un’altra busta dell’Italia dei valori. A pensar male si pecca ma talvolta ci si azzecca». E ancora: dalla Svizzera una lettrice segnala di non aver ricevuto ancora il plico e di aver mandato un fax al consolato per la richiesta di un duplicato: «Alla mia domanda su come fosse possibile controllare che nessuno si servisse del duplicato pur avendo comunque ricevuto la scheda originale, la risposta è stata che “tutto era lasciato alla responsabilità del singolo”». Peccato che proprio in Svizzera la tv nazionale abbia dedicato un servizio alla compravendita di voti. Il tariffario? Fino a 10mila euro.
felice.manti@ilgiornale.it