Olympiastadion, da Hitler a Blatter

Riccardo Signori

nostro inviato a Berlino

Sotto questo cielo di Berlino, così grigio e lugubre, lo stadio olimpico sembra ancora più brutto, più storico e meno moderno. Il mondiale tedesco si chiude con un contrasto di colori e sapori. L’umore increspato del pubblico tedesco che aveva sognato una finale tutta per sé. Il plumbeo cielo che, da un paio di giorni, rovescia pioggia, quasi a rovinar la festa degli altri. Il parlottare internazionale per la gigantesca Unter den Linden, la via centrale di Berlino che raccoglie quel formicaio impazzito di tifosi festanti e colorati.
C’è tutto un mondo in questa Berlino che, per la prima volta, ritrova l’universo dello sport nel suo grembo. C’è tutta una storia di 70 anni che si sprigiona da questo vecchio stadio, rimesso in sesto con le pietre del tempo. Dai giorni neri del nazismo al tempo della Germania riunificata. Il passato pesa, il presente vuol chiudere quella storia cominciata con quel saluto mal riuscito fra Hitler e Jesse Owens. Testimoni del tempo raccontano la vera storia di una incomprensione che fu definita una fuga, ma in realtà fu un pastrocchio degno di Charlot: il Führer alza il braccio e quello allunga la mano, Owens alza la mano e l’altro l’allunga. Imbarazzo eppoi voltar di spalle del Führer innervosito.
Oggi accanto allo stadio sorge una lunga via alberata intitolata a Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d’oro, il nero che fece sbiancare Hitler. Allora quello stadio era una costruzione moderna, concepita per esaltare la propaganda nazista, costruita dall’architetto Werner March che fece spendere circa 42 milioni di marchi del Reich che oggi, in euro, potrebbero essere moltiplicati per dieci.
Lo stile era tipico del colonialismo fascista, decorato con statue che esaltavano il culto del corpo. Ma oggi l’Olympiastadion, pur rinnovato, fa tanto contrasto con tutti gli altri stadi tedeschi, moderni, comodi, concettualmente piacevoli. Qui sono stati spesi 242 milioni di euro, secondo la stima Fifa, per riassettarlo come complesso a cinque stelle. Secondo una versione tedesca, invece, il costo è stato di 192 milioni di euro, comunque una voragine. E quello che doveva essere un omaggio alla storia tedesca, è diventato teatro di battaglie nel nome del patrimonio artistico, rieditato con 18mila pezzi di pietra dello stesso tipo di quelli originali. Un puntiglio che poi ha scatenato chi non voleva più le statue, simbologia dell’arte nazista, o quelli che le difendevano.
Oggi lo stadio dimostrerà, una volta di più, che la storia non si può nascondere, reprimere o dimenticare. Stasera l’olimpico cercherà una nuova vita. Jesse Owens ha lasciato il suo segno, i posteri hanno saputo onorarlo. Francia e Italia raccoglieranno un’eredità solo sportiva. Berlino è diventata la città più esuberante, culturalmente più sofisticata ed invitante d’Europa. Lo sport l’aiuterà a completare la sua evoluzione. Sul palchetto non ci sarà più Hitler. Vedremo solo Blatter. Cambiano i tempi. Ed anche i dittatori.