«Omaggio a Le Corbusier pittore» Copie e originali a confronto

Alla Galleria Jannone da vedere anche le foto di Scianna e le opere di Carlo Vespa

Luciana Baldrighi

«Omaggio a Le Corbusier pittore» è il titolo della mostra con cui Antonia Jannone apre la stagione natalizia. Accanto a Simona Grosso che si è posta la sfida di realizzare un omaggio al grande architetto svizzero creando 12 quadri ad olio, la vera copia, realizzati dal maestro dal 1920 al 1930. Un vero spettacolo di bravura e di precisione, accompagnati da un catalogo con un testo del professor Franco Buzzi, la nota gallerista milanese ha voluto unire un altro bravo artista e un fotografo, Carlo Vespa e Ferdinando Scianna alla sua collezione di firme a partire dai tempi in cui aprì con Aldo Rossi. E dalla Grosso con Le Corbusier si passa a un figurativo romantico di Vespa con tutti i sapori del Sud.
«Alcuni luoghi sono inconfondibili. A Stromboli si percepisce dal mare, prima ancora di attraccare sull’isola. È odore misto di lava calda e di sale, di ginestre, capperi e canne secche, come pezzi di carta sparsi in una tazza d’origano...». È con queste parole che Paolo Campiglio introduce il catalogo dedicato alla mostra di Carlo Vespa alla galleria di architettura di Antonia Jannone (Corso Garibaldi 125, chiusura domenica e lunedì. Orari dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19). È certo che ogni metafora è insufficiente a svelare i segreti che ci inducono ad eleggere un luogo piuttosto che un altro come campo della recettività, territorio privilegiato all’assorbimento e al contestuale annullamento dei comuni vizi percettivi. Per intenderci, il «dètournement» è un percorso che si consuma anche da fermi tra le quattro mura domestiche; altra cosa è il potenziamento dei sensi, un rapporto attivo con il luogo nell’intento di dare spazio al graduale risorgere di idee. Questo è lo spirito della mostra ben espresso da Campiglio che crede nella «verità emersa», nella riscoperta delle forze naturali, degli elementi come acqua, cielo, fuoco e terra, ciò che un poeta come Raffaele Carrieri aveva riassunto come la lenta metamorfosi dell’artista che rimodella la natura. Una mostra che ben si mischia con lo spirito di Ferdinando Scianna, che con «Specchio delle mie brame» fa un reportage sugli specchi e la memoria, un incubo baudeleriano, una sorta di duplicazione del mondo. Le immagini tutte in bianco e nero testimoniano la capacità professionale di Scianna che ha sempre usato un linguaggio interiore ancor prima che tecnico, il mondo riflesso nella luce da lui creata lo rivela. Dagli affascinanti incubi raccontati da Luis Borges fino alle invenzioni fatali del nostro tempo di Alberto Savinio. Roma, Napoli, la Sicilia e la Bolivia sono i luoghi principali che fanno da sfondo agli scatti. Un amore che nasce a Bagheria dove Scianna giovanissimo pubblica il suo primo volume prima di entrare alla Magnum. Allo stesso modo, Vespa ama i legami e le relazioni umane rispetto alle asfittiche atmosfere da museo, cercando l’anima della gente sui luoghi, in realtà semplici dove magari si parla ancora il dialetto. Un esempio sono le sculture fatte con oggetti trovati sulla spiaggia, trame povere e colorate dalle forti suggestioni mediterranee. Vespa elabora anche due dipinti del pittore tedesco Jürgen Wegner dopo la sua scomparsa. Nascono «Il piroscafo Benedetta» e «Ricordando Jürgen Wegner» dove un’imbarcazione viene inghiottita dal mare.
Con questo originale artista ci troviamo di fronte a un realismo nitido che non ha nulla da spartire con concezioni vedutistiche o paesaggistiche. Nato all’Aquila nel 1948 Carlo Vespa da anni vive e lavora a Milano. Per anni ha viaggiato dall’India all’Afghanistan portando sempre con sé una palma nel cuore, la stessa che possiamo vedere nei suoi oli o acrilici fino alla fine di dicembre.