Omaggio a Hazon, somma voce che non si può dimenticare

Suonan le note del primo inno a Sant’Ambrogio, e la sala del Dal Verme vibra d’un moto di rimpianto e gioia. Si riconosce inconfondibile «la voce» dell’autore, Roberto Hazon. Morto da qualche mese, generoso, colto e simpatico come di più non è possibile, aveva scelto da musicista la coerenza con un linguaggio dove regnava la melodia, screziata da dissonanze gershwiniane e attenta a rivelare la drammaticità o le tenerezza delle parole. Destinato al rabbuffo degli autori d’avanguardia ufficiale, dogmatici nel rivendicare il brevetto da compositori contemporanei. Ma di quanti, oggi, di loro si riconosce dalle altre la cifra originale, la voce genuina? Hazon «intona» due inni a Sant’Ambrogio, e per lui la luce è luce, il regnare è regnare. Toby Hoffman lo dirige con lodevole attenzione, e Fiorella Di Luca intona con vocina garbata. È il concerto dei Pomeriggi Musicali, nel quale figura con spaziosa ed onesta bravura il violinista Lucani in un concerto di Viotti e in cui il pubblico applaude vivamente.