Un omaggio mascherato a Cinecittà

Maurizio Cabona

da Roma

La frenesia da vigilia che si avvertiva ieri intorno all'Auditorium che è l'epicentro della Festa di Roma evoca il clima analogo - tra falegnami ed elettricisti - della vigilia di una Mostra di Venezia.
Ma anche così la Festa dimostra di aver quel che da decenni la Mostra non ha più: una grande città che l'ami. E poi, come ultimo nato fra i grossi festival, la Festa non ha il fardello di tradizioni ridotte a orpelli.
Lo si vede dalla sezione Première, che mira a raggiungere l'equilibrio di solito mancante in queste manifestazioni. È l'equilibrio di chi scansa il minimalismo di chi gira un film comunque, ne abbia o non ne abbia i mezzi; e di chi scansa il trionfalismo, voluto o subìto, quello che obbliga a mettere in cartellone superproduzioni solo perché, se non ammesse, con la loro uscita in sala eclisserebbero tutto un festival...
Oggi alla Festa è in programma, fuori concorso, Fur di Steven Shainberg, primo vessillo di questo ambìto dosaggio qualità/quantità. Definito nel sottotitolo «imaginary portrait» di Diane Arbus, nota fotografa, il film ha sia la diva (Nicole Kidman) di richiamo per pubblico e stampa, sia ambizioni estetiche. Ciò l'accomuna ai principali film dei prossimi giorni, come L'imbroglio di Lasse Hallstroem, con Richard Gere e a Departed di Martin Scorsese, con Leonardo Di Caprio, Matt Damon e Jack Nicholson, entrambi in programma domenica.
Il secondo film di oggi è invece più tipicamente festivaliero. È Le voyage en Arménie di Robert Guédiguian (in concorso), ritorno alla terra degli avi del regista marsigliese. Si noti: il film esce a Roma subito dopo che a Parigi il Parlamento ha votato la legge che rende reato negare il genocidio degli armeni da parte dei turchi. Ora questo è un semplice pretesto di Chirac per tenere i turchi fuori dall'Ue, ma resta però che così il film avrà più eco di quanta ne abbiano avuto le altre opere di Guédiguian. Del resto Napoleone non diceva dei suoi che non li voleva solo coraggiosi, ma anche fortunati?
A proposito dell'imperatore. Domani, nella Festa di Roma, comincia l'ampia quanto non dichiarata Festa di Cinecittà proprio con N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì; ancora oggi si vedrà Uno su due di Eugenio Cappuccio, mentre domani toccherà a Liscio di Claudio Antonimi, proposto nella rassegna per ragazzi, intitolata Alice. Lunedì ci sarà la curiosità di Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti, che riprende i personaggi apparsi in tv.
Affiora qui lo sforzo di una parte di Roma per salvare l'altra da un declino naturale, ma anche da un'imprevidenza: se il cinema francese sta meglio di quello italiano, è anche perché le tv transalpine sono tenute a trasmetterlo in piena serata. Ora, non avendo quell'importante vetrina ogni sera per milioni di persone, si tenta di offrirgliene almeno una episodica per qualche migliaia, sperando che sia più efficace di quella veneziana: ne usufruirà - fra gli altri - La sconosciuta di Giuseppe Tornatore. Visti la modestia dei film di Amelio e Crialese ammessi al Lido, dall'ottobre romano sapremo se esclusi ed autoesclusi dal settembre veneziano sono riusciti a far peggio di loro.