Omaggio a Mo, in mostra le sue sculture

Luciana Baldrighi

Non c’è dubbio che Carlo Mo è a pieno titolo un importante personaggio per un’infinità di motivi riconosciuti da pubblico e critica, ma soprattutto legati alla storia della sua formazione e carriera. L’assessorato alla cultura della Provincia di Milano capitanato da Daniela Benelli ha voluto che la nostra città rendesse omaggio a un grande autore con la mostra «Carlo Mo. Progetti e sculture» curata da Rossana Bossaglia e allestita allo spazio Guicciardini (via Guicciardini 6), da martedì (serata inaugurale) fino al 7 ottobre.
Per sottolineare la sua personalità autonoma e originale è doveroso ripercorrere la sua formazione e la sua carriera a partire dalle origini. Nato a Piovene Rocchette in provincia di Vicenza nel 1923, Mo, terminati gli studi universitari a Genova e a Pavia negli anni Quaranta, dal 1953 a seguito di un lungo viaggio in Africa centrale, si dedica con grande successo alla scultura e nel 1954 partecipa a un’esposizione della Triennale di Milano dove la critica internazionale definisce la sua opera «dotata di una particolare forza espressiva con una forte impronta legata alla fantasia». Un percorso che lo porterà ad esporre anche all’estero fino al giorno della sua scomparsa avvenuta a Pavia il 18 agosto dell’anno scorso.
Gli anni Sessanta lo fanno conoscere al grande pubblico anche per le sue scenografie di concerti e opere teatrali alla Certosa di Pavia e per la realizzazione di «Intervento in un centro antico», uno dei primi progetti di isola pedonale in Europa. Il governo del Madagascar nel 1969 gli dà l’incarico per realizzare «Monumento al portatore Malgascio», installato ad Andapa nel 1970. Ma la sua intensa attività artistica ed espositiva non finisce qui. Le sue opere entrano in preziose collezioni pubbliche e private tra cui il museo Hirshon di Washington e alla Betty Parson mentre continua a realizzare per la città di Pavia «Gerolamo Cardano», «I longobardi», «Equilibrio e determinazione», mentre per Milano una città molto amata da Mo, crea «Halley» posta all’aeroporto Forlanini; in seguito «Evoluzione» per il Medio Credito Lombardo in piazza Cadorna e «Equilibrio» collocata di fronte al palazzo della Triennale nel 1972.
Nel 1985 è rappresentante della scultura italiana a Tokyo e l’anno successivo partecipa alla Quadriennale di Roma. Le sue ultime opere sono state «Do ut Des» per la Camera di Commercio di Milano e «Verso Itaca» per l’Autostrada Milano-Serravalle. Per dieci anni ha diretto la cattedra di scultura a Brera. Ora Mo è raccontato nella mostra della Provincia con disegni, studi, bozzetti delle opere milanesi tra cui la «Grande testa di cavallo» insieme a una selezione di opere che rappresentano l’evoluzione poetica dell’artista. Sabato e festivi chiuso.