Omaggio a Monti, cantore di Napoleone

«La Bellezza celebra il potere» da giovedì al 7 maggio, illustra i legami tra il poeta e gli ambienti filofrancesi

Romagnolo e appassionato dei classici, Vincenzo Monti arrivò a Roma nemmeno venticinquenne in cerca di onore e gloria. La capitale sarà un'importante palestra per l'età matura quando, appassionatosi prima alle idee repubblicane, poi alla maestà napoleonica, divenne nella città della Madonnina il letterato di maggior prestigio fino alla morte, nel 1828. Milano celebra oggi il cantore del verso cesellato, l'amante della raffinatezza, il colto linguista e lo fa con una piccola ma interessante mostra che aprirà al museo del Risorgimento (via Borgonuovo 23, da giovedì al 7 maggio).
«La Bellezza celebra il potere» recita il titolo dell'esposizione promossa dal Comune, dal Comitato nazionale per le celebrazioni del 250° anniversario della nascita di Monti e dall'università statale, che offrirà anche l'occasione per un convegno sul tema «Vincenzo Monti nella Milano napoleonica e postnapoleonica» (dal 28 al 30 marzo, al Museo di Milano). La mostra illustra attraverso i materiali delle Raccolte storiche - selezionati da due dei principali studiosi: Gennaro Barbarisi e Fernando Mazzocca - i legami tra il poeta e gli ambienti lombardi filofrancesi e soprattutto l'incisività del suo intervento nella celebrazione del mito napoleonico. Pezzo forte dell'esibizione il «Ritratto di Napoleone imperatore» di François Gérard, un'opera monumentale, di una collezione privata di Londra, per la prima volta esposta in Italia, che simboleggia l'ammirazione, quasi incondizionata, che Vincenzo Monti ebbe per il combattente divenuto monarca assoluto. Suggestiva anche l'ambientazione creata nella terza sala del museo, dove sono protagoniste le lastre fotografiche risalenti agli anni Quaranta che riproducono l'originale serie dei «Fasti napoleonici» che Andrea Appiani realizzò tra il 1803 e il 1806. Opera celebrativa per eccellenza (basta osservare il tono solenne dell' «Ingresso dei Francesi a Milano»), decorava prima dei bombardamenti la Sala delle Cariatidi di Palazzo reale. Oggi non restano che gli scatti conservati nel civico archivio fotografico a suggerire la maestà di quei dipinti che nacquero dal sodalizio intellettuale tra Appiani e Monti. Il poeta fu convinto cantore dell'epica napoleonica salvo poi, in contemporanea alla disastrosa campagna di Russia, dedicare la parte finale della sua esistenza alla celebre traduzione dell'Iliade e alla poesia sentimentale.