Omaggio alla Sardegna, isola di suggestioni

È la Sardegna la protagonista della mostra fotografica «Terre di confine» ospitata all’Ala Mazzoniana di Termini fino al primo luglio, dalle 10 alle 22. La personale presenta i due modi, assolutamente diversi, di sentire l’isola da parte del romano Dario Coletti attraverso i suoi «Racconti brevi» e da Luca Gabino, fotografo milanese con i suoi scatti «Lontano dal nome». La mostra, a cura di Salvatore Ligios, rientra nel vasto programma del Festival Internazionale di FotoGrafia. La Sardegna, terra di emozioni, colori, odori e idee ha offerto un dizionario ricco di svariata vitalità ai due fotografi che sono riusciti a catturare la magia dell’isola, dove passato e presente convivono in perfetta armonia. L’amabile pretesto per creare «Racconti brevi», 40 immagini in bianco e nero, è stato il viaggio che Dario Coletti ha compiuto 13 anni fa, da cui emerge che l’universo sardo vuole essere percepito più che documentato. Sono gli incontri con gli uomini e i luoghi della Sardegna e con le loro tradizioni che spingono il fotografo a immortalare, in maniera assolutamente non banale, la vita vera dell’isola. E negli scatti tutto sa di Sardegna: dai nuraghi, alle sagre della Sartiglia oristanese e di Sant’Efisio, protettore di Cagliari, alle minute «zioddas» sarde che seguono, con abiti e veli di pizzo nero, le processioni della loro terra. Il viaggio di Coletti è stato un’intima scoperta della storia e della cultura sarda e del suo popolo, testardo e fiero nelle proprie usanze e consuetudini.
È una Sardegna a colori, invece, quella ritratta e immaginata da Luca Gabino. Il fotografo milanese realizza venti immagini dell’isola nel 2006, in occasione di una campagna fotografica sul turismo, commissionata dal museo Su Palatu. Nel suo reportage, Gabini vuole evidenziare il vincolo che lega i sardi alla propria terra. Il soggetto è rappresentato nel suo luogo di appartenenza. Il paesaggio, infatti, si affianca sempre al ritratto delle persone. Il pastore, ad esempio, è immortalato in mezzo alle sue pecore, mentre la donna sarda sull’uscio di casa. E nel risultato appare chiaro il lavoro di Gabini: sottolineare la spiccata attenzione per il rapporto tra uomo e terra, tra identità e cultura e tra oggetto e significato.