Omaggio a Stockhausen le note del primo requiem riempiono San Marco

Serata di canti rinascimentali al MiTo per il maestro scomparso nel 2007

C’è da giurarci, il concerto di oggi alla basilica di San Marco (ore 22, ingresso gratuito con distribuzione dei biglietti un’ora prima dello spettacolo) piacerà molto al pubblico e sarebbe piaciuto tanto anche a lui, Karlheinz Stockhausen. Gli esperti dietro al Festival MiTo il programma lo hanno concepito così, non a caso. Doveva essere un omaggio al compositore tedesco scomparso lo scorso dicembre all’età di 79 anni, e lo sarà. In piena regola. Come ulteriore «chicca», ci sarà la testimonianza di Gae Aulenti, che al principio degli anni Novanta ha lavorato con il musicista. L’architetto-scenografo racconterà «...quando facemmo insieme alla Scala Donnerstag aus Licht», l’opera che avvicinò un po’ di più il grande pubblico alla musica contemporanea. Ma veniamo ai brani.
La scelta del «Requiem» di Johannes Ockeghem e de «La deploration de la mort de Johannes Ockeghem» di Joaquin Desprez, eseguiti dall’Ensemble Organum diretta da Marcel Peres, è una sorta di viaggio nel tempo; incursioni in un repertorio affascinante, che storicamente si colloca agli antipodi nella sua stessa era, quella della polifonia fiamminga del XV secolo. E che cosa c’entra l’uomo di Kerpen-Modrath? Stockhausen, tra i maggiori innovatori del Ventesimo secolo, forse è stato più di ogni altro del suo tempo collegato idealmente e non solo a quel mondo antico, impregnato di simboli, riti e spiritualità. E quella «estrema preghiera», di mistero e trascendenza, quali altri «percorsi» avrebbe suggerito al compositore...
Probabilmente scritto nel 1461, il «Requiem» è la «prima elaborazione polifonica del rito della celebrazione dei defunti», spiegano gli storici. Contenderebbe il primato a una partitura analoga, quella di Guillaume Dufay, che ha firmato poco prima della sua morte. Si potranno gustare le dissonanze, i canoni, la tessitura contrappuntistica a quattro voci...E ancora il secondo pezzo, «a sei voci, espressivo e malinconico, scritto in modo che cinque voci intonano in contrappunto il testo del poeta Jean Molinet, mentre la sesta, il tenor, fa da cantus firmus sulle parole latine del «Requiem».