Omaggio a Tatarella, Fini preme sulle riforme: "Responsabilità corale"

A 10 anni dalla morte del teorico del partito unico, il presidente della Camera invita maggioranza e opposizione a realizzare le riforme necessarie. Berlusconi: "Presto il sogno di un partito unico sarà realtà"

Roma - Già nel 1991 la sua idea di destra guardava al futuro. Quello che, già nel secolo scorso, Giuseppe Tatarella sognava era un partito unico: un vero e proprio polo "senza certezze dogmatiche, senza pregiudizi, con l’ansia construens e l’analisi e il confronto". A dieci anni dalla morte, la Politica italiana si ferma per rendere omaggio all'ex esponente dell'area moderata di Alleanza nazionale che teorizzò un partito unico di centrodestra, capace di coalizzare tutti i moderati italiani, unificando Alleanza Nazionale e Forza Italia. E proprio guardando a questa figura, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha invitato il Parlamento a "una corale assunzione di responsabilità" nel rispetto della distinzione tra maggioranza e opposizione al fine di "realizzare le riforme che sono necessarie e, per certi aspetti, indispensabili per un miglior funzionamento della nostra democrazia".

Una destra moderata e repubblicana Il sogno di Tatarella non è più tale. Oggi c'è uno spazio. Forse per caso, forse per destino l'8 febbraio del 2008 si compì la nascita del partito del Popolo della libertà. "L’Italia politica era un grande cantiere nel quale realizzare nuove sintesi e nuovi soggetti politici - ricorda Fini - con questo spirito Tatarella si interrogò anche sulla possibilità di allargare ad altre forze i confini del centrodestra. Nacque da lì l’idea di 'oltre il polo', che aveva l’obiettivo di costruire la casa comune di tutti i moderati italiani". Esponente dell'area moderata di Alleanza nazionale che avrà il nome di Destra Protagonista, Tatarella fu l'artefice della vittoria al congresso di Sorrento che portò lo stesso Fini al vertice dell'Msi. Oggi il numero uno di Montecitorio ricorda il sogno di Tatarella come "una grande strategia politico-culturale ambiziosa" che si rivolgeva con particolare attenzione "all’area di opinione che si era in passato riconosciuta nei vecchi partiti laici, ritenendo che questa dovesse partecipare con la propria cultura alla definizione di un programma comune". D'altra parte la destra che aveva in mente l'ex ministro delle Comunicazioni era un partito capace di colmare il fossato che l’aveva fino ad allora divisa dal resto della comunità politica italiana e pronta a fornire il proprio contributo all’ammodernamento delle istituzioni e all’ulteriore consolidamento della democrazia. Insomma, una destra di governo - la stessa che oggi teorizza Fini - "non solo dal punto di vista di capacità elettorale ma a una destra che aveva il senso del rispetto dell’avversario e delle istituzioni".

Un bipolarismo moderno maturo Il punto di arrivo era la nascita di un "bipolarismo maturo e moderno" che, però, richiedeva un lavoro di dialogo, sintesi di culture, idee e opinioni. Proprio per questo, lo stesso Fini ritiene che quella di dieci anni fa sia "una lezione quanto mai valida oggi". Proprio per questo, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, inserisce Tatarella nel pantheon del Pdl: "Il 27 marzo realizzeremo il grande sogno di Tatarella, con Forza Italia, Alleanza Nazionale ed altri partiti, dando vita al grande schieramento di tutti i moderati che non si riconoscono nel centrosinistra". Il premier sottolinea come "la memoria di Tatarella sia soprattutto legata a quella straordinaria stagione che vivemmo insieme tra la fine del ’93 e la primavera del ’94". Un periodo che, "senza retorica, possiamo rivendicare come un passaggio epocale per il nostro Paese". Secondo Berlusconi, "di quelle settimane Pinuccio fu un indiscusso protatagonista. Prima fu tra coloro che lavorarono a tessere abilmente la costruzione del Polo del Buongoverno e delle Libertà, contribuendo alla nascita della coalizione che vinse le elezioni del ’94".

Visto dal centrosinistra Tatarella insegnò il dialogo a 360 gradi. Un dialogo più pratico che teorico. Non a caso, nel 1997 fu chiamato a presiedere la vicepresidenza della Commissione parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D'Alema. Proprio da quell'esperienza l'esponente democratica ha fatto tesoro di una forte convinzione: "Senza istituzioni forti è assai difficile realizzare non solo la convergenza sulle nuove regole necessarie ma anche quelle grandi riforme della società che hanno bisogno di dialogo e di un certo grado di condivisione per incidere in modo profondo e duraturo sulla struttura del Paese". L’ex vicepremier ammette che "una stagione nuova che ha dato all’Italia la novità positiva dell’alternanza non ha prodotto fin qui risultati significativi sul piano del governo del Paese, delle profonde trasformazioni necessarie per ridare slancio alla società e invertire il rischio di un declino e di una perdita di fiducia nel futuro e non solo di competitività nel presente".