Omar Galliani, il disegno è la sua ossessione

Nel segno dei grandi pittori Correggio e Parmigianino

«Voglio un disegno che veda dentro alle vene del foglio, voglio un disegno che abiti i muscoli del cielo, voglio un disegno che profumi di zolfo, che lieviti i sogni, che profumi di sesso...». Demoniaco e celeste, garbuglio di spirito e materia, inciso su tavole di pioppo del Po (o betulla) da matite di piombo di Renania. Omar Galliani concepisce il disegno come una preghiera, una malattia, un «esercizio necessario come il respiro», «un bisogno ginnico», «un destino», da quando nella Galleria Nazionale di Parma scoprì Correggio e Parmigianino e sentì che il rapporto con il disegno era «una sorta di dipendenza, di malìa».
Questa malìa ha portato la sua arte in Cina con la mostra «Disegno italiano» (a cura di Fiorella Minervino e Vincenzo Sanfo) all’Urban Center di Shanghai fino al 16 aprile, poi dal 25 aprile al 22 maggio al Sichuan Art Museum di Chengdu. Nel mese di giugno si sposterà a Jinan, nello Shandong Art Museum. Nel frattempo, si sono aggiunte altre sei città per questa mostra itinerante: sono Tientsin, Hangzou, Ningbo, Dalian, Wuhan, e Pechino con le sale del Museo d'Arte Moderna.
Galliani arriva in Cina con le sue macchie d’inchiostro rosso su capelli, corpi, ali, cuori neri, anima e sangue, squarci di luce. Estrema raffinatezza, segni rossi e blu come strappi, lacerazioni. Amore per la tradizione, la classicità, le linee di Leonardo, le volumetrie di Raffaello, il rigore di Michelangelo, cultura popolare e alta fuse, interpretate, e interesse per il mito, il simbolo.
Nei Grandi Disegni Siamesi si vedono donne come sirene senza coda, che ripetono il proprio corpo, tronco incompiuto, cerchio in cui l’inizio e la fine coincidono. E poi feti bordati di rosso, filo della vita, frutti legati, abbozzi di corpi uniti come in un girotondo. Nella serie di inchiostri su carta cinese chiamata A mezzanotte i tuoi graffi, disegna cuori di carbone e artigli che dilaniano, ali spezzate. L’ossessione del doppio non viene mai abbandonata, perché la materia sdoppiandosi si rivela, si completa. Il nero e il bianco dominano visioni e sogni come Ti ricordi Anselma?, figura scura di donna stretta in un corridoio dove arriva luce alle sue spalle. Si incontrano occhi e bellissimi volti, inquietanti, estatici: sono i Nuovi Santi - Nuovi Fiori, intrisi di erotismo e misticismo, blasfemi e sacri tra godimento e baci, forniti di aureole di punti luminosi e rosari sparsi, spezzati.
«Il disegno è pelle - dice Galliani - non perdona, ti allontana, ti avvicina, ti fa viaggiare, respirare, sentire, vedere». Coinvolge vista e tatto, come nelle Nuove anatomie, dove i corpi emanano luce e lasciano intravedere fasci di muscoli come rami o spighe di grano, angoli senza pelle dove il rosso torna come linfa vitale. L’artista emiliano non dimentica la sua tesi di anatomia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. I corpi l’hanno sempre affascinato, gli esterni e gli interni, appena visibili. I corpi di donna sopra ogni cosa: modelle belle come eroine da video game, simboli concreti della concezione che Galliani ha del disegno che deve essere «totale, eroico, epico, etico, materno, solitario, narcisistico, delirante, depistante, eccitante, agghiacciante, penitente, consolante, amaro, ripugnante».