Ombre cinesi sul Sol Levante

Solo due giorni prima che Pechino abbattesse un suo satellite con un proprio missile, dimostrando capacità militari nello spazio, a Tokyo il premier Shinzo Abe confermava che nei prossimi giorni avvierà alla Dieta il meccanismo per cambiare la Costituzione imposta dagli Stati Uniti nel 1947, che vincola il Giappone al pacifismo. Si tratta di stabilire le modalità di un referendum, da tenersi dopo il voto parlamentare, che in 60 anni non sono state precisate perché finora il cambiamento costituzionale era impensabile.
La crescita economica e militare della Cina ha cambiato il quadro, e adesso sono gli stessi Stati Uniti a incoraggiare, senza dirlo apertamente, questa iniziativa. Il test antisatellite cinese acuisce le preoccupazioni di Tokyo e accelera il processo, dopo che lo stesso Abe nel suo recente viaggio in più Paesi europei, ha visitato la Nato a Bruxelles: era la prima volta che un premier giapponese metteva piede al quartier generale dell'Alleanza Atlantica. Al vertice Nato di Riga, a novembre, gli Stati Uniti avrebbero voluto che si formalizzassero relazioni col Giappone, ma hanno incontrato resistenze francesi, e il piano è stato accantonato, ma coltivato poi con la visita di Abe a Bruxelles, formalmente non impegnativa ma altamente simbolica.
Sul test cinese, Tokyo si è tenuta sottotono, lasciando che fossero gli Stati Uniti e altri Paesi a manifestare allarme. Il portavoce governativo si è limitato a esprimere preoccupazioni: «Primo, dal punto di vista dell'uso pacifico dello spazio; secondo, sotto il profilo della sicurezza». I giornali, certamente liberi ma su questi temi in linea con la prudenza governativa, registrano la notizia ma danno molto più risalto al torneo in corso di sumo, sport nazionale, con l'affermazione di un campione mongolo. Tokyo, impegnata con Washington a fornire assistenza logistica «in caso di crisi nell'area», teme che qualora la questione Taiwan divenisse rovente, Pechino potrebbe «accecare» sia lei sia il suo potente alleato distruggendo i satelliti vitali per l'intelligence, il controllo e la ricognizione del teatro operativo, il funzionamento dei sistemi d'arma.
Tra i due Paesi, dopo che Abe ha fatto alla Città Proibita in ottobre la sua prima visita all'estero per allentare la tensione degli ultimi anni, è in corso un gioco di ombre con reciproci sospetti. Tokyo vede in Pechino e nella sua crescita economica e militare un potere condizionante e rivale; Pechino vede in Tokyo e nella sua alleanza con gli Stati Uniti l'intralcio alla sua proiezione di potenza nella regione, e cerca di sopire i timori: «L'influenza del potere militare cinese è molto inferiore a quello economico e politico. Con la crescita militare, si prevede che la Cina assuma maggiori responsabilità internazionali».
I media cinesi, che hanno esaltato il potenziamento e i successi dei due lanci di cosmonauti nel 2003 e nel 2005, per ora tacciono. Pechino non intende esaltare la sfida agli Stati Uniti, che nell'ottobre scorso hanno aggiornato la dottrina a suo tempo adottata da Clinton, proclamando «vitale per la sicurezza» lo spazio; e quindi, determinati ad agire senza restrizioni giuridiche, si dicono disponibili a cooperare con amici e alleati, ma anche pronti a impedire l'arrivo di attori ostili ai loro interessi.
Secondo alcuni osservatori, Pechino avrebbe fatto il test per forzare gli Stati Uniti a un trattato per il bando di armi spaziali, da loro preventivamente rifiutato col documento di ottobre. Ma non ci si impegna su un tale test per poi tirarsi indietro, quando già Stati Uniti e Russia sono a questo livello, avendone fatti fino a vent'anni fa.
Lo spazio è da tempo militarizzato. Il comandante delle forze spaziali russe ha scritto il 5 ottobre: «Le infrastrutture spaziali aumentano il loro ruolo sia per la potenza militare sia per la prosperità economica. In termini militari, i sistemi spaziali sono la chiave per la supremazia. La corsa a possederli e controllarne l'uso può in futuro espandere la sfera di operazioni militari e spostarle nello spazio».