Le «ombre sui muri» della Accardi perfetti congegni di forma e colore

A quasi sessanta anni dalla sua prima personale alla galleria Age d’Or, è ancora Carla Accardi, classe 1924, la protagonista femminile dell’arte contemporanea. La continuità con quella poetica del segno, con cui l’artista contribuì all’affermazione dell’astrattismo in Italia, si può ammirare fino al 30 maggio alla galleria Valentina Bonomo, nella mostra «Ombre sui muri». Otto nuovi quadri di medie e grandi dimensioni che mantengono il filo di un pensiero estetico ininterrotto: il rapporto tra tela e spazio circostante, lo scambio tra segno pittorico e sfondo, la trasformazione continua (che il critico d’arte Germano Celant definì come «l’incontro-scontro tra polarità di luce e polarità d’ombra»).
I colori vividi e pieni tracciati dalla Accardi sulla tela si confondono con le pareti, trasformando le opere in murales, in «ombre sui muri» della galleria in via del Portico d’Ottavia. Unica donna del gruppo «Forma 1», che l’artista trapanese fondò con Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato, Carla Accardi riprende le fila di un discorso che, fin dalle origini del suo operare, aveva messo in discussione la separazione degli opposti: non solo le forme, ma anche il colore e il bianco si incastrano superando la divisione tra tela e segno pittorico; il giallo, il blu, il rosso e il bianco si intrecciano creando forme che non conoscono limiti e integrandosi tra loro.
La tela è parte integrante della creazione; la figura entra in rapporto dialettico con lo spazio; il dentro e il fuori perdono i limiti nel segno dell’integrazione reciproca, come trama di un tessuto prezioso in cui il bianco non è più solo sfondo, ma elemento imprescindibile dell’opera d’arte. Si formano così le visioni dei vinilici su tela delle opere Onde blu, Intenso rosso, Lunghe attese proposte dalla Accardi per gli spazi della galleria romana, dove gli opposti si incontrano e si mescolano. «Dell’arte - disse l’artista - ho pensato cose diverse in diversi momenti, ma penso sempre che l’arte è una cosa quasi perfetta, messa al centro come è tra la razionalità da una parte e la fede religiosa dall’altra».