Ombretta Colli: "Maestro mio, non mi stupisce quel volo nel vuoto"

di Ombretta Colli

Maestro mio, non mi stupisce quel volo nel vuoto. Uno che ha passato la vita nel pieno delle cose, per l’antica legge mai scritta delle contrapposizioni, produce un innato istinto ad abbandonarsi nel niente che può rappresentare l’asfalto di un cortile. Me l’aspettavo. Ricordo un pomeriggio nel salotto di un’amica comune che piangeva disperata il divorzio dal marito appena avvenuto. Con la solita lucidità, senza scomporti e con cinica ammissione la redarguisti. «Si finisce tutti in un loculo - le dicesti - stai qui a frignare e non ti accorgi che la vita è bella anche nel dolore».

L’hai amata molto la tua vita, Maestro, al punto di sentirla tua e solamente tua fino all’ultimo momento. Non condivido il gesto, l’accetto per l’affetto e l’ammirazione che mai ti ho fatto mancare. Hai riempito sale da cinema e stanze da tv per una vita intera. Hai catturato di Totò le ultime smorfie, lo sguardo di Walter Chiari, gli ammiccamenti di Tognazzi, l’intensità di Mastroianni, la cinica ironia di Sordi, la fisicità di Gassman e hai convissuto l’arte di tanti altri grandi. «Viviamo tutti in un fosso, ma alcuni guardano le stelle» - scrisse Oscar Wilde. Tu le hai dirette tutte. Ciao Maestro.