Ombretta sindaco-guastatore: «Ma voto sempre Berlusconi»

«Non mi propongo né contro la destra né contro la sinistra, non ho rancori»

La terza vita di Ombretta nasce nel solco della terza via. Senza scomodare Evita, di cui comunque ricorda bellezza e passione per la politica, un doppio tre. Magari questioni di cabala, ancor più suggestive per lei che ama l’astrologia e leggere i segni nei cieli lontani. Cantante, attrice, regista, femminista sfegatata, può raccontare di aver lavorato con Eduardo De Filippo, Ettore Scola, Giorgio Albertazzi, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio. Rinasce passionaria di Forza Italia, folgorata sulla strada per Arcore. Assessore a Palazzo Marino, parlamentare europeo, deputato, gran signora Provincia in un’istituzione che i milanesi fino ad allora non sapevano nemmeno dove stesse di casa. E ora, sedotta e trascurata, di nuovo a caccia di voti. «Né con la destra né con la sinistra», ricalca una delle ultime canzoni del marito Giorgio Gaber («Lui sì che sapeva vedere lontano»). Vota Ombretta Colli, a tutt’oggi unico candidato sindaco, mentre l’oncologo di fama e il ministro ancora impegnato nel sudoku diabolico della riforma scolastica sfogliano i sondaggi e giocano a fare i re Tentenna. «Mi sembra assurdo - sbotta sanguigna la Colli - che Veronesi e Moratti facciano aspettare così tanto una risposta. Amministrare una città come Milano è un grande onore, a un’offerta così si risponde di slancio».
E di slancio parte la campagna elettorale. Negli studi di Telelombardia, alla Prima serata condotta da David Parenzo nasce la «Lista Colli». Sotto gli occhi del sondaggista di fiducia Luigi Crespi, incappato nelle manette poche ore dopo. Primo incidente di percorso. Davanti i giornalisti che vorrebbero esser cattivi, ma le cui domande si infrangono su un sorriso così raro in una politica ancora terreno di caccia per soli uomini. Salvo rare eccezioni. «Con Berlusconi non ho mai litigato. Non mi candido contro nessuno. Tra lui e Prodi? Il cuore vota Berlusconi». La classica storia finita che non finisce mai. E nel centrodestra, dopo l’annuncio, in tanti cercano il recupero a tempo scaduto. «Un collegio sicuro per rinunciare? No, andrò fino in fondo». E la voce, solo in questa frase, fa fatica a uscire. Si muove perfino il governatore. «Mi dispiace - sentenzia Roberto Formigoni - che l’apprezzabile desiderio di impegnarsi per la città non avvenga in accordo con la Casa delle libertà». «Carino», il commento dell’Ombretta. Disarmante. «Il problema non è Berlusconi. Ma la classe politica locale». Una sentenza che cala il sipario su promesse non mantenute, estenuanti corpo a corpo con i ruvidi dirimpettai di Palazzo Marino, strade che non si sono più incontrate. Ma si rende conto che potrebbe avere la responsabilità di consegnare Milano al centrosinistra? Spallucce, occhi al cielo. «Che ci posso fare?».
«Ora comincia un’altra avventura. Ricetta semplice, gambe in spalla e camminare. Andrò casa per casa. C’è gente che vive in 50 metri e gli vanno a prendere la spazzatura solo due volte alla settimana. È di questo che la gente vuol parlare, mica di azioni, di vendere e comprare società. Non ci sono soldi per gli anziani? Non si dorme la notte, ma devono saltar fuori». Il programma si farà dopo il pellegrinaggio. Qualche nome per la squadra esce ancora a fatica. L’avvocato Annamaria Bernardini De Pace spunta veloce, segno che il contatto già c’è. Poi, un po’ per scherzo, l’amico Enzo Jannacci. Dal passato l’assessore in Provincia Cesare Cadeo. Della giunta Albertini Paolo Del Debbio. Un voto al sindaco? «Nessuno», se la ride l’«anziana signora».