Omicidi in famiglia, uno su tre è annunciato

La persecuzione è l’anticamera della morte. Più di cento i delitti negli ultimi 5 anni preceduti da molestie. Ora arriva la legge sullo stalking

Milano - Irruzioni minacciose in casa. Telefonate nel cuore della notte. Scenate rabbiose in mezzo alla strada. Una scia sinistra di episodi inquietanti e, spesso, alla fine l’omicidio dell’ex partner. Più di cento morti annunciate in cinque anni, cento croci fra il 2000 e il 2004: una Spoon River agghiacciante. Finalmente, il Parlamento corre ai ripari: oggi la Commissione giustizia della Camera approverà il disegno di legge che combatte quello che con termine inglese si definisce stalking. Parola che si può tradurre letteralmente con inseguimento, in modo più adeguato con persecuzione o molestie assillanti. Un fenomeno esteso e che finora in Italia è stato combattuto con armi spuntate.

«Adesso - spiega Giulia Bongiorno, deputato e avvocato - si cambia registro. Il nuovo testo prevede una pena da 6 mesi a 4 anni e soprattutto l’introduzione del reato porterà ad anticipare l’azione penale, ad interrompere quell’escalation di violenza che giunge anche alla morte».

Anna Baldry, psicologa e criminologa della Seconda università di Napoli, offre numeri spaventosi: «Ho studiato - con una ricerca finanziata dalla Ue - trecento delitti commessi fra partner o ex partner. La stragrande maggioranza, l’88 per cento, ha come vittime le donne. E nel 39 per cento dei casi si tratta di crimini annunciati perchè a colpire è l’ex: ex amante, ex marito, ex fidanzato. Non ci sono certezze matematiche, ma in sostanza oltre cento delitti sui trecento presi in considerazione arrivano dopo un periodo più o meno lungo di molestie, di persecuzioni, di botte o violenze, di persecuzioni». Lo stalking è l’anticamera della morte, il killer poteva essere fermato. «L’ex - riprende Baldry - non si rassegna, vorrebbe riprendere la relazione, non accetta l’allontanamento e alla fine si macchia del sangue della donna che amava. Non solo: nel 35 per cento dei massacri esaminati, l’assassino si suicida».

Certo, ci si può chiedere come sia possibile arrivare a tanto, ma Baldry, che a Roma gestisce lo sportello antistalking Astra, prova a dare una spiegazione: «E’ più facile denunciare lo sconosciuto che ti molesta. Diventa assai più difficile puntare il dito contro l’ex: in fondo lo si è scelto, si tende a sottovalutare il rischio, si teme di recitare la parte dello stupido che si spaventa magari dopo anni di relazione».
Così il mostro che cova alle porte di casa cresce fino ad esplodere.

Attenzione, il vocabolo stalking copre una realtà più ampia: «La metà delle situazioni - aggiunge Baldry - è relativa a ex che tornano all’attacco con un’insistenza insostenibile; poi c’è un quarto di molestie originato da un quadro opposto: il corteggiatore che non vuole aprire gli occhi e non ammette la sconfitta. E’ più difficile immaginare che questa tipologia di stalking sfoci nell’omicidio, ma non lo si può escludere. Infine, c’è un capitolo che prescinde dai sessi: il paziente che si vendica dei presunti torti subiti dal medico, il vicino di casa che punisce sistematicamente il nemico oltre la siepe, l’operaio che vuole regolare i conti con il datore di lavoro. Però, il caso classico è quello degli ex partner, categoria in crescita tumultuosa perché la società spezza i legami».

La studiosa non ha dubbi: «Ho letto trecento fascicoli, ma non mi è mai capitato di imbattermi in un ex che uccide a freddo, dopo anni e anni di lontananza. No, c’è sempre un’incubazione, suonano campanelli d’allarme, ci sono molteplici segnali premonitori».

Ora, anche la “terapia“ sul versante penale viene aggiornata: «Con lo stalking - spiega la Bongiorno - è il questore ad intervenire, con grande celerità: il questore può diffidare il molestatore, può impedirgli di andare in una certa città o altro ancora. In qualche modo può, con il suo intervento, spezzare quell’accerchiamento progressivo della vittima prima che scoppi la tragedia».