Omicidi in fotocopia La polizia riapre il delitto della stalla

Chiesti a Perugia gli atti sul fermo del nomade killer per confrontarli con quelli del caso Malatesta del ’95

Diego Pistacchi

Tre nomadi vennero fermati nell’ottobre del 1995. L’accusa: omicidio volontario di Luciano Malatesta avvenuto a Rapallo la sera dell’11. Tre nomadi sono stati arrestati mercoledì. L’accusa: omicidio volontario di un pensionato di Perugia. Due casi quasi identici. E per questo così interessanti per gli investigatori. Che ieri hanno riaperto un fascicolo vecchio di dieci anni, che sembrava destinato a sparire sotto la polvere. Proprio come annunciava ieri il Giornale.
Troppe le analogie per non tentare. Per non fare quella «richiesta di trasmissione atti» ai carabinieri di Perugia che hanno seguito e risolto l’omicidio del pensionato ucciso a botte per un furto da 800 euro. Il capo della squadra mobile, Claudio Sanfilippo, ha già dato disposizione di acquisire tutti gli elementi di questa storia. Perché le coincidenze sono davvero troppe. Innanzitutto c’è la vicenda dei nomadi. I tre indiziati fermati dalla polizia dieci anni fa vennero poi prosciolti dall’accusa, avevano un alibi di ferro per l’omicidio del contadino rapallese Luciano Malatesta. Ma gli inquirenti hanno sempre battuto la pista degli zingari, anche perché era stata la stessa vittima a raccontare con l’ultimo filo di voce che «erano stati quei due». Quei due cioè che un mese prima erano stati sorpresi dal contadino mentre cercavano di rubare. Lui, Malatesta, li aveva scacciati con due colpi di doppietta sparati in aria. E loro gliela avevano giurata.
Le modalità dell’omicidio di Perugia sembrano ricalcate in copia carbone dal verbale del commissariato di Rapallo datato 1995. Il pensionato cui sono stati rubati 800 euro è stato massacrato di botte. L’autopsia sul corpo di Malatesta non era neppure stata in grado di individuare con precisione il numero dei colpi ricevuti e il tipo di corpo contundente con il quale era stato colpito il coltivatore. E poi il dubbio. La moglie della vittima di Perugia ha raccontato che i tre nomadi li hanno pestati a morte per farsi dire dove tenevano altri soldi. Tra le piste seguite dalla polizia per il caso di dieci anni fa c’era una ricca eredità appena ottenuta da Malatesta, che gli aggressori potrebbero aver cercato, visto che in casa non c’erano contanti.
Nel 1995 a Rapallo, come oggi a Perugia, gli assassini erano spariti dalla circolazione, consci di quello che avevano fatto. I tre, poi scagionati del delitto Malatesta, erano comunque fuggiti a Milano. I tre arrestati per l’omicidio del pensionato appena risolto, sono tornati nei rispettivi campi nomadi, uno proprio a Genova. Lui, lo zingaro della Foce finito in manette mercoledì, non faceva parte di quel gruppetto di indiziati per l’aggressione di dieci anni fa. Ma troppe coincidenze spingono la squadra mobile a riaprire il caso. «Tentare vale sicuramente la pena, è doveroso - conferma Claudio Sanfilippo -. È un episodio che non conoscevo, e sarà difficile trovare qualche elemento, non so neppure se sul luogo del delitto è stato possibile rilevare il dna degli aggressori. Ma la richiesta atti a Perugia la facciamo certamente, poi vedremo».