Omicidi, l’Italia è più sicura della Svezia

In otto casi su dieci l’assassino è un uomo . Il 70 per cento delle vittime è donna. La maggior parte delle tragedie avviene in famiglia

Emiliano Farina

È di sesso maschile, uccide in famiglia e lo fa per motivi passionali, soprattutto donne oltre la sessantina. Uno degli stereotipi dell'assassino italiano vive al Centro Nord e su un totale di 710 omicidi compiuti nel 2004, ha colpito ben 187 volte. Oltre le mura domestiche, il killer per eccellenza opera nel Sud Italia, appartiene alla criminalità organizzata e lo scorso anno ha colpito duecento volte.
Non si tratta dell'introduzione dell'ennesimo libro noir da regalare a Natale ma dei risultati della ricerca svolta dall'Eures-Ansa sull'omicidio volontario. I due identikit sociali sono sicuramente troppo generici ma comunque utili per dipingere una realtà che, stando ai numeri, coi suoi 1,2 omicidi ogni centomila abitanti, colloca il Belpaese al settimo posto in Europa e lo fa risultare più sicuro di Svezia (2,2), Inghilterra (1,9) e Francia (1,8).
A dare una lettura del fenomeno è Fabio Piacenti, presidente dell'Eures. «Abbiamo registrato una diminuzione degli omicidi rispetto ai picchi dei primi anni '90 ma preoccupa il ritorno dei delitti di mafia». Il responsabile dell'istituto di statistica ha sottolineato la grande disponibilità di armi da fuoco in circolazione e la necessità di un intervento dei servizi sociali per prevenire il disagio che sta alla base dei delitti domestici. In generale, rispetto al 2003, gli omicidi risultano in aumento del 7,9 per cento al Sud, in calo al Nord del 10,7 e al Centro del 6,7. Le percentuali assegnano al solo meridione 408 delitti, ben oltre la metà del totale e tra i contesti nel quale sono maturati spiccano la criminalità organizzata, gli omicidi in famiglia e la malavita comune. La regione dove si commettono più delitti è la Campania (179), seguita da Lombardia (90) e Calabria (75). Vengono poi Sicilia (65), Puglia (47), Lazio (43), Piemonte (34), Emilia Romagna (31), Veneto (31), Toscana (29), Sardegna (28), Liguria (13), Friuli Venezia Giulia (12), Abruzzo (6), Marche (6), Umbria (6), Basilicata (5), Valle d'Aosta (4). Chiudono il Molise e il Trentino Alto Adige con tre omicidi ciascuna. In otto casi su dieci l'assassino è maschio e il 70 per cento delle vittime sono donne, particolarmente numerose al Centro (75 per cento). Per quanto riguarda i delitti compiuti tra le mura di casa, il primato spetta alla Lombardia con 26 vittime. Scendendo a livello provinciale, in testa c'è Roma (13), seguita da Milano (11), Torino (8) e Napoli (7).
Oltre a disagi fisici, mentali e alle liti, tra le cause dell'omicidio in famiglia spiccano il disagio della vittima o dell'autore: il 12,8 per cento è attribuito a disturbi psichici di chi ha commesso il delitto, il 9,6 a futili motivi, l'8,6 a un raptus e il 6,4 a una situazione di forte disagio della vittima. A mettere un freno alla fantasia di novelli assassini e giallisti in cerca di nuove idee, ci pensa Nicola Cavaliere, direttore della Direzione anticrimine centrale (Dac): «Il periodo dei gialli è finito grazie ai grossi passi avanti compiuti dalla polizia scientifica italiana. Oggi, esclusi i delitti compiuti dalla criminalità organizzata, con un sopralluogo fatto bene si ha il 90 per cento di possibilità di scoprire l'autore di un omicidio».
Dai rapporto è emerso che al 7 dicembre di quest'anno, gli omicidi sono arrivati a 539, oltre duecento in meno rispetto al 2004. Secondo Cavaliere, l'attività investigativa verrà canalizzata verso una maggiore prevenzione dei delitti commessi dalla malavita organizzata. «Spesso la cattura di un boss provoca una guerra di mafia e, paradossalmente, più è efficace l'azione delle forze dell'ordine e più aumentano gli omicidi di questo tipo».