Omicidi, racket e malavita:viaggio nella Chicago d'Italia

All'indomani del duplice omicidio, il prefetto Giuseppe Pecoraro assicura: "Non siamo nel Far West". In molti pensano il contrario. Viaggio nella Ostia violenta

“Ostia non è Chicago e non siamo nel Far West”. Parola del prefetto Giuseppe Pecoraro. Eppure sono in molti a pensarla diversamente, soprattutto dopo l’ultima esecuzione avvenuta in pieno giorno a colpi di pistola. E la gente dei quartieri di Roma dice basta.

“Ogni volta che c’è un omicidio parlano di episodi isolati, di eventi eccezionali - racconta un edicolante di Nuova Ostia - e che non c’è un allarme vero e proprio. Io so solo che la sera, quando chiudo i battenti, tremo al pensiero di trovarmi faccia a faccia con questi delinquenti. O, peggio, ancora, in mezzo a una sparatoria. Qui, a pochi passi da via della Corazzata, i morti ammazzati in pochi anni non si contano più. Vere esecuzioni di stile mafioso, altro che storie”. Altri metri più in là e fra i “bassi” ereditati dalle amministrazioni rosse anni Settanta e i palazzoni ex Iacp, sopravvive ancora una chiesetta, una specie di Fort Alamo in mezzo a un quartiere da sempre degradato.

Francesco Galleoni, per tutti “Baficchio”, ovvero il Baffetto, e Francesco Antonini, detto il “Sorcanera”, sono cresciuti (e morti) qui. I loro miti sono tutti quelli di “Romanzo Criminale, ma non della fiction. Il vero romanzo criminale che parla della batteria più potente della mala romana che ha fatto tremare persino la Cupola di Pippo Calò, di Riina e Provenzano, che ai camorristi fedeli a Raffaele Cutolo ha risposto, piombo su piombo, a ogni passo verso la capitale. Che alle ‘ndrine più efferate della Calabria ha posto frontiere invalicabili: “Oltre la zona di Anzio non si va”. Questo, il litorale romano, è il territorio di Edoardo Toscano, l’”Operaietto”, di Maurizio Abbatino, “Crispino”, di Gianni Magliolo, il “Killer”, di Paolo Frau: tutti, pentiti a parte, morti ammazzati in queste strade e con loro la pax malavitosa che da oltre 10 anni versa altro sangue. “Paoletto” Frau è il primo dei sopravvissuti a essere eliminato, in strada, a pochi isolati dal luogo del duplice omicidio di ieri.

A cento metri dalla caserma del Gruppo Carabinieri due sicari su una moto di grossa cilindrata rompono un silenzio durato troppo tempo con una scarica di proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Ridono i due assassini mentre puntano i revolver in faccia a Frau, si fanno riconoscere dalla vittima togliendosi il casco prima di eseguire la sentenza. Sono passati nove anni da quell’omicidio e, nonostante decine di riunioni straordinarie di comitati sull’ordine e la sicurezza, indagini al vetriolo su centinaia di persone che avrebbero trasformato Ostia e Fiumicino in “macchine” fabbrica soldi, mandanti ed esecutori non sono mai stati scoperti. Eppure le decine di “episodi isolati” farebbero pensare il contrario: Rosario “Lillo” Lauricella, palermitano trapiantato a Ostia, viene ucciso a pochi mesi di distanza da Frau. Siamo, però, in ben altro scenario: Caracas. Indagato dal giudice Otello Lupacchini per riciclaggio di narcodollari, Lillo ha nuove, immacolate, identità. Su un passaporto il nome di Claudio Liverani, su un altro quello di Luigi Camino. Il suo viso è trasfigurato da un’operazione chirurgica. È su un taxi diretto in città, Lillo: l’auto viene affiancata da una berlina. Partono sei colpi da una 38 special e anche per Lauricella è la fine.

Pochi giorni dopo, aeroporto di Ciampino, 21 novembre 2002. Michele Settanni, uomo d’onore fedele ai “guappi” di Afragola, viene giustiziato mentre torna a casa. Stessa la dinamica dell’agguato, sempre ignoti mandanti ed esecutori. A Roma, insomma, i casi insoluti cominciano a essere troppi. In cima alla lista quello di Umberto Morzilli, 51 anni, personaggio noto alle questure di mezz’Italia, ben conosciuto a Centocelle, dove abitava, come ”Umbertino”, ucciso in strada alle 11 della mattina. Morzilli, legato alla banda della Magliana e a Enrico Nicoletti, figurava tra le persone indagate nel crack Coppola.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, non si nasconde dietro un dito: “C’è un attacco da parte della criminalità organizzata alla nostra città - spiega Alemanno -. Mi era stato detto che si trattava di singoli episodi e situazioni non di criminalità organizzata, ma questi tipi di letture mi sembrano ormai inaccettabili e insufficienti. Siamo di fronte a un’emergenza che va fronteggiata con misure drastiche”. “Chiederò al nuovo ministro dell’Interno - conclude - e al capo della polizia di proteggere Roma da questi aggressori. Non basta risolvere un caso isolato. Bisogna far sì che tutti i quartieri siano protetti. Ci sono bande territoriali che stanno crescendo e, attraverso il traffico della droga, si stanno connettendo alla criminalità organizzata. Dobbiamo evitare che nel 2011 ci sia un nuovo fenomeno come la banda della Magliana”. “La banda della Magliana non esiste più” ribatte il prefetto Pecoraro al termine della riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza a Ostia. “Questi soggetti sono stati implicati in fatti legati al traffico di droga che é stato per loro letale - aggiunge il prefetto -. Le vittime erano giovani, per essere collegate alla banda della Magliana avrebbero dovuto avere almeno 70 anni. Non sono cani sciolti ma neanche legati alla criminalità organizzata. È una sorta di consorteria dedite al traffico della droga e al gioco”. Come il business dei video poker, per molti l’attività criminale più redditizia assieme al traffico di cocaina, in grado di far scoppiare una guerra intestina per il controllo della piazza.

Per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, titolare delle indagini assieme al pm Carlo La Speranza, il duplice omicidio, il 31esimo nella capitale dall’inizio dell’anno, “È stato uno scontro evidente tra due gruppi criminali molto forti, uno scontro di un certo livello”. “Le due vittime - prosegue Capaldo - erano due personaggi profondamente inseriti nel contesto della criminalità organizzata di un certo significato, non marginale, insediata anche a Roma nel traffico di droga e usura, già coinvolti in episodi di sangue e conflitti tra bande”. Ma è ancora la gente del posto a parlare, terrorizzata: “Siamo stanchi di vivere nella paura. Ieri quando abbiamo sentito gli spari ci siamo chiusi nel supermercato e abbiamo abbassato le serrande”. “Qui regna l'omertà - commenta un uomo al centro anziani -. La gente ha paura e fa bene. Questo è un posto pericolosissimo”. “Sul litorale romano la situazione è sfuggita di mano - dichiara Angelo Bonelli, presidente nazionale dei verdi -, segnali preoccupanti, emersi nel corso degli anni, sono stati sottovalutati. È urgentissimo potenziare le forze dell’ordine. Chiediamo, poi, che si avvii un monitoraggio delle attività economiche locali per tutelare gli imprenditori onesti e l’economia sana”. “Oramai è chiaro - conclude Bonelli - che qui ci sono pesantissime infiltrazioni criminali frutto di un’alleanza fra mafia, camorra e l’ex Banda della Magliana. A Ostia da anni operano clan camorristici e mafiosi in un equilibrio che è stato garantito dall’ex boss, legato alla Magliana, Carmine Fasciani. Parlo di clan camorristici di spicco come quello legato a Michele Senese “o Pazzo”, di clan mafiosi dei fratelli Cuntrera, Caruana e Triassi. In poche parole, Cosa Nostra”.