Omicidio di Abba, i baristi vendono il locale per il risarcimento

Omicidio volontario aggravato dai futili motivi: è un’accusa da ergastolo quella che dovranno affrontare da oggi Fausto e Daniele Cristofoli, i baristi milanesi che alle cinque di mattina del 14 settembre scorso uccisero a sprangate il diciannovenne Abdoul Salam Guiebre, detto «Abbà».
Il ragazzo aveva appena rubato alcuni biscotti Saiwa sul bancone del bar «Shining» di via Zuretti e si era dato alla fuga. I baristi raggiunsero il gruppo armati di bastoni, «Abba» venne colpito prima al fianco e poi alla testa. «Eravamo convinti che ci avessero portato via l’incasso», dissero i baristi.
Davanti al giudice Nicola Clivio i due Cristofoli - che dal giorno del delitto si trovano richiusi in carcere - verranno giudicati con rito abbreviato. I familiari di «Abbà» hanno annunciato che si costituiranno parte civile chiedendo un ingente risarcimento. E proprio per fare fronte alla richiesta di danni, i Cristofoli hanno annunciato ieri che metteranno in vendita il loro bar. Solo con i proventi della vendita i due possono sperare di mettere sul piatto del processo una somma in grado di tacitare almeno in parte le richieste dei parenti della vittima: e di ottenere in questo modo una riduzione sulla pena che verrà proposta per loro dal pm Roberta Brera.