Omicidio Arafat: Abu Mazen non va all’Onu

Il suo peggior nemico ora è il cadavere di Moussa Arafat. Quel cadavere rischia ora di trascinarlo nella tomba, di segnare la sua fine. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) lo sa bene. Quell'assassinio, per mano di un gruppo armato che lui non ha mai voluto sciogliere, non poteva arrivare in un momento peggiore. Il definitivo ritiro israeliano da Gaza è questione di giorni e lui, il presidente, ancora una volta dimostra di non controllare né le proprie milizie, né i gruppi armati. Quell'eccidio eseguito senza che dalla sede dei servizi di sicurezza uscisse un solo poliziotto, ne è stata la prova del nove. Cosa succederà se dopo il ritiro israeliano s'innescherà la temuta competizione tra gruppi armati e Autorità Palestinese per la conquista dei nuovi territori? Nessuno lo sa, ma il preoccupato ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz ha già ordinato ai suoi generali di anticipare il più possibile la ritirata finale. Mahmoud Abbas allora fa l'unica scelta possibile e cancella la prevista partecipazione alla cerimonia d'apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un doppio smacco perché la decisione lo costringe a lasciare il palcoscenico del Palazzo di Vetro al nemico Ariel Sharon. Ma abbandonare Gaza al suo destino potrebbe significare ritrovarla in fiamme.
Ma la sua presenza potrebbe anche non cambiare nulla. Senza il fidato ministro ed ex capo miliziano Mohammad Dahlan, ricoverato con un misterioso e pernicioso mal di schiena in Giordania, il presidente non controlla neppure mezzo commissariato. Del resto anche gli americani gli consigliano di non muoversi e gli comunicano ufficialmente che preferirebbero vederlo più indaffarato a controllare scorrerie e violenze. L'enormità dell'azione e la cattiva tempistica dell'assassinio incominciano a risultar chiare anche ai Comitati Popolari di Resistenza. La formazione composta da militanti di Fatah e fuoriusciti di Hamas e Jihad Islamica dopo aver rivendicato per 24 ore sia l'uccisione di Moussa Arafat sia il rapimento di suo figlio ha ieri ingranato la retromarcia. «È stato un malinteso dovuto a un errato scambio d'informazioni con il nostro portavoce», han fatto sapere.
Intanto anche il cadavere dell'Arafat più famoso torna a far parlare di sé. A dieci mesi della morte i medici francesi hanno consegnato le cartelle mediche, finora top secret, a due giornalisti israeliani e ad un corrispondente del New York Times. La mossa comunque non svela il mistero. Gli esperti consultati dal quotidiano americano attribuiscono la morte ad un cedimento cardiaco, ma tendono ad escludere un avvelenamento o un possibile infezione da virus dell'Aids. Pareri contrastanti arrivano invece dai medici consultati dai giornalisti israeliani, che non escludono né una morte da Aids né l'azione di un veleno sconosciuto.
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