Omicidio Cesaroni, dopo 19 anni l'ex fidanzato ora rischia il processo

Il giallo di via Poma.<em> </em>I Pm stanno per chiedere il rinvio a giudizio. L’uomo è sposato e
con figli: secondo le perizie sarebbero sue le tracce del morso trovato
sul seno della vittima

Roma Diciannove anni di indagini e trentuno sospettati. Potrebbe esserci finalmente un processo per l’omicidio di via Poma. La Procura di Roma ha infatti chiuso l’inchiesta sul delitto di Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del ’90 negli uffici dell’Associazione alberghi della gioventù, dove lavorava. Il pm Ilaria Calò e il procuratore Giovanni Ferrara hanno deposto degli atti. Raniero Busco, l’ex fidanzato della vittima, oggi 44 anni, è indagato per omicidio volontario e potrebbe essere rinviato a giudizio.
A sostegno dell’accusa c’è una consulenza affidata a due dentisti e due medici legali: ha stabilito che il morso trovato sul seno sinistro della ragazza, lasciato al momento del delitto, è compatibile con l’arcata dentaria di Busco. L’uomo, tecnico Alitalia, oggi sposato e padre di due gemelle, venne iscritto nel registro degli indagati nel settembre 2007, in seguito ai risultati di nuovi accertamenti affidati al Ris dal pm Cavallone, che nel 2004 aveva dato nuovo impulso alle indagini chiedendo, tra l’altro, l’esame genetico per tutti i 31 sospettati. Sul corpetto di Simonetta Cesaroni, però, è stato rilevato, sotto forma di saliva, solo il dna dell’ex fidanzato. Un elemento, quest’ultimo, importante ma non decisivo, perché non è possibile collocarlo temporalmente sulla scena del delitto, in quanto i due si erano visti il giorno prima dell’omicidio.
Contro Busco, però, ci sarebbe anche l’analisi del dna estrapolato da una traccia di sangue, trovata sulla porta dell’ufficio dove la vittima fu massacrata. Secondo i consulenti dell’accusa, Vincenzo Pascali, Marco Pizzamiglio e Luciano Garofano il test «non permette di escludere né di confermare la presenza del materiale genetico dell’indagato». Ma esclude qualunque compatibilità con tutti gli altri 31 soggetti maschi e questo, per la Procura, depone come indizio per Busco. Nessun contributo è arrivato invece dall’analisi delle tracce biologiche trovate sul vetro dell’ascensore, sul lavatoio condominiale, sul tagliacarte, su una cornice e su alcuni oggetti della vittima.
Anche l’alibi di Busco non convince i Pm. L’uomo, infatti, ha raccontato che il pomeriggio del 7 agosto era in compagnia di un amico, al quale avrebbe riparato il motorino. Ma lo stesso ha dichiarato che quel giorno era a Frosinone per il funerale di una zia e di aver incontrato Busco solo al rientro. Alcuni vicini, poi, hanno detto di averlo visto sotto casa, in un bar. Versioni, decisamente discordanti.
Ieri l’indagato non ha preso bene la notizia della chiusura delle indagini ed è rimasto nel suo appartamento, nel quartiere periferico dell’Anagnina. «Mio figlio ha detto che sarebbe giusto pagare, ma solo se avesse fatto qualcosa - ha riferito la madre Giuseppina -. Andassero a cercare il colpevole lì dove è successo l’omicidio». «Non abbiamo alcun dubbio che sia innocente, lo difenderemo in tutti i modi», ha tagliato corto la moglie Roberta. Il difensore di Busco, l’avvocato Paolo Loria, ha fatto sapere che esaminerà perizie e risultanze istruttorie. «Quindi valuteremo quali problematiche si prospettano per la difesa - ha aggiunto - anche perché non è sicuro che si arrivi a un processo».
Soddisfatta, invece, la famiglia Cesaroni che ha parlato tramite il legale, l’avvocato Lucio Molinaro: «La soddisfazione sarà maggiore se dall’indagine svolta si arriverà a un risultato positivo». Ma il più felice di tutti è stato il pm Cavallone, 57 anni, romano, che oggi lavora in Procura a Sanremo, ma è rimasto sempre vicino alla famiglia della vittima: «In questa inchiesta ci ho messo il cuore oltre che l’impegno e la competenza di tutto l’ufficio».