Omicidio al Corvetto, i killer sono kosovari

Sarebbe legato allo spaccio di cocaina chi ha giustiziato l’ex pugile marocchino

Gravitano nell’ambiente dello spaccio di cocaina del Corvetto e sono kosovari gli autori dell’omicidio di Mohunahim Abdel El Grimi, il pregiudicato trentacinquenne di origine marocchina giustiziato nel tardo pomeriggio del 18 giugno scorso, nel suo appartamento al secondo piano di uno stabile popolare di via dei Panigarola, davanti al figlioletto e alla giovane compagna incinta.
L’uomo, un ex pugile alto quasi due metri, era stato sorpreso dai quattro assassini - giunti davanti a casa sua a bordo di una station wagon di colore scuro - mentre stava riposando sul divano. Un’esecuzione in piena regola quella contro di lui, eseguita in una manciata di secondi, con quattro colpi di pistola che hanno centrato il marocchino mentre tentava di fuggire dalla finestra della camera da letto.
I kosovari avevano bussato alla porta del bilocale dove Mohunahim viveva con la famiglia e, quando la compagna del nordafricano (una sua connazionale) ha chiesto chi era, loro hanno risposto «polizia». La giovane non si è insospettita e li ha fatti entrare: il suo uomo, infatti, entrava e usciva dal carcere, aveva 7 alias e diversi precedenti a proprio carico, tra i quali spaccio, armi e sfruttamento della prostituzione.
Quella stessa mattina, poi, la coppia aveva discusso a lungo dopo che il pregiudicato aveva litigato «per affari» con alcuni balordi dell’est del Corvetto (probabilmente proprio i suoi assassini, ndr): la giovane compagna - già madre di una bimba di 3 anni avuta da un matrimonio con un italiano e di un bimbo piccolo nato dalla sua relazione con il convivente - era preoccupata per la sua famiglia, soprattutto ora che era in arrivo un terzo figlio. E, proprio per questo, quasi come in una sorta di terribile preveggenza, quel pomeriggio la donna aveva mandato la figlia dai vicini.