Omicidio Dobrita, in cella anche il secondo romeno

Estradato dalla Romania con l’accusa di concorso in omicidio di primo grado Moise Marian Ionel, 22 anni. Assieme all’amico Mustatea Gelu Iulica, 30 anni, la sera del 15 gennaio avrebbe massacrato di botte Maria Dobrita, 53 anni, nell’abitazione che divideva con il marito a Casalpalocco. A emettere l’ordine di cattura internazionale anche per Moise Marian il gip Enrico Imprudente. L’uomo si nascondeva nella sua città natale, Bazau in Romania. L’arresto, avvenuto il 28 giugno scorso, è stato possibile grazie alla collaborazione fra carabinieri, Interpol e polizia romena. Venerdì l'arrivo all'aeroporto di Fiumicino: notificata l'ordinanza, è stato condotto nel carcere di Rebibbia.
I due romeni, secondo l’esame autoptico, dopo averla picchiata l’avrebbero poi strangolata e solo alla fine, per simulare un suicidio, avrebbero appiccato il fuoco all’appartamento. Nessuna traccia di fumo, difatti, nei polmoni. Una storia maledetta, l’ennesimo giallo destinato a restare tale per gli inquirenti, che sulle prime pensano a un drammatico incidente domestico, poi al gesto disperato di una donna lasciata sola in casa dal marito, custode del rimessaggio sulla via Cristoforo Colombo. Paradossalmente la vittima avrebbe chiuso porta e finestre dall’interno, cosparso la casupola di liquido infiammabile (ben tre focolai per depistare gli investigatori) e acceso il rogo. La svolta dopo l’autopsia che fuga tanti dubbi. Come le tracce di sangue (inspiegabilmente negate in prima battuta) sulle lenzuola e sui vestiti gettati sul corpo privo di vita della poveretta. I carabinieri, a quel punto, puntano dritti sulla comunità romena stanziata sul litorale, in particolare tra l’Infernetto e Castelfusano. Le indagini sui conoscenti della vittima scoprono che la poveretta aveva una doppia vita: da una parte il marito e il lavoro come domestica, dall’altra l’amore con Gelu. Una relazione, però, difficile. Il giovane, sposato, deve mantenere i figli in Romania. Ma in Italia non trova lavoro. I pochi soldi guadagnati qua e là li spende in birra e superalcolici. Maria, con senso materno, cerca di proteggerlo. Tanto da tenergli i soldi, per evitare di farglieli «bruciare». L’omicidio matura durante le festività natalizie. Tre mesi dopo il fermo: Mustatea Gelu, davanti al pm Olga Capasso, confessa: «Non ce la facevo più».