Omicidio Donegani Gatti: «Non conosco i nomi dei killer»

da Brescia

«Se sapessi i nomi li griderei forte». Così ha risposto Guglielmo Gatti al pm Paola Reggiani, parlando degli assassini di Aldo Donegani e Luisa De Leo. Ieri il 42enne, sotto processo a Brescia con l'accusa di aver ucciso e fatto a pezzi i due zii, si è trovato di fronte a un'infinità di domande poste per due ore dal presidente della Corte d' Assise, Enrico Fischetti. Gatti è apparso piuttosto teso sin dall'inizio dell'udienza. Fischetti ha cominciato a chiedergli precisazioni sui suoi spostamenti del 30 luglio 2005, l'ultimo giorno di cui si hanno notizie dei Donegani ancora in vita. E l'imputato ha dovuto ammettere che la ricostruzione fornita proprio sui suoi spostamenti «poteva essere sbagliata». L'accusato è però apparso meno convinto e convincente rispetto all'interrogatorio di tre giorni fa, soprattutto quando gli è stato chiesto nuovamente come spiegasse la presenza di tracce ematiche sue e degli zii nella villetta di via Ugolini e sulla sua auto. «Non so», «non so spiegare» ha risposto. E il presidente gli ha letto, parola per parola, la relazione del medico che l'ha visitato la sera del 17 agosto 2005, giorno dell'arresto. Una relazione in cui si dice che Gatti «manifesta la quasi assoluta mancanza di manifestazioni affettive sia verso la sua situazione di reclusione che verso la terribile vicenda». Fischetti gli ha chiesto: «perché queste vicende sembrano colpirla in modo così esterno?». E Gatti: «Non so dire per quale motivo ho un carattere anziché un altro».
Ieri, quindi, le domande hanno riguardato in particolare le abitudini, anche molto private, di Gatti. È emersa anche una vicenda che risale al 1992, quando l'imputato venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico di cui c'è una cartella clinica manomessa, secondo quanto lui sostiene. Una difesa a oltranza, ribadendo molti particolari, a cominciare dal famoso scontrino che è uno degli elementi principali dell'accusa e che l'imputato sostiene sia stato portato in casa sua da altri. Intanto hanno iniziato a deporre i testimoni della difesa. Tra questi anche alcuni carabinieri, che hanno confermato che Gatti, la notte tra il 6 e il 7 agosto 2005, quando venne riaccompagnato a casa dopo un lungo interrogatorio, segnalò loro le inferriate divelte del cancello di casa, la luce accesa nel garage, una porta aperta. Elementi che la difesa intende evidentemente sfruttare a sostegno della tesi che qualcuno potrebbe essersi introdotto nella casa. Così come il difensore, avvocato Broli, promette novità nel prosieguo del processo.