Omicidio al Gratosoglio Allarme campi nomadi

Si fa sempre più problematica la convivenza dei milanesi con i nomadi. Sulla questione rom a Milano l’assessore comunale alla Sicurezza Marco Granelli ripete da tempo di voler superare la politica dei campi, assegnando ai nomadi delle case popolari e puntando sulla loro integrazione. Più facile a dirsi che a farsi: i nomadi sono autori anche di molti reati che continuano a segnare dolorosamente la nostra città e l’escalation dei loro crimini è in crescita continua. Tanto per ricordare un fatto di cronaca importante lo scorso 9 giugno, a Quarto Oggiaro, c’erano due nomadi del campo di Muggiano, reduci da un furto in un bar tabaccheria, sulla vettura che ha travolto e ucciso il povero Pietro Mazzara, 27 anni. E anche i furti e i tentati furti di questi giorni, da quanto emerge dai resoconti delle forze dell’ordine, sono perlopiù opera di rom o, comunque, di residenti dei campi nomadi. La sera scorsa, poi, in una baraccopoli abusiva ai margini della città - in via Campazzino, al Gratosoglio - un albanese ha ucciso un bulgaro 29enne, figlio della sua convivente.
La storia nasce tra il degrado e la miseria: l’albanese e la compagna si sono lasciati da oltre 3 mesi, ma l’uomo non sa dove andare quindi la donna e suo figlio vengono obbligati a una convivenza mal tollerata. Le liti sono continue e l’albanese minaccia più volte di ammazzare madre e figlio. Domenica, intorno alle 21, il fatto di sangue: il ragazzo litiga per l’ennesima volta con l’ex compagno della madre e lo caccia. Il giovane ha bevuto a lungo con l’albanese e un’altro amico della baraccopoli e i tre sono molto alterati. Sentendosi cacciato il 46enne reagisce e, sotto gli occhi della madre e dell’amico, accoltella il bulgaro una volta all’addome e due al torace: il giovane morirà intorno alle 4 all’ospedale San Carlo. L’assassino quindi fugge, portandosi dietro l’arma del delitto. È un uomo di 46 anni, clandestino, senza un lavoro e con precedenti per reati contro la persona. Ieri mattina si è costituito.
Irregolari e senza un’occupazione, seppur incensurati, sono anche madre e figlio. La donna non riesce a chiamare i soccorsi per il figlio prima di mezz’ora dal ferimento perché ha il cellulare senza credito. E mentre tenta di tamponare le ferite del ragazzo e cerca un altro nomade della baraccopoli che le presti il telefono, passano circa 30 minuti. Attimi risultati poi fatali per la salvezza del giovane.
La situazione dei campi nomadi fino a qualche tempo fa era in via di miglioramento. Al 31 dicembre 2006 la cosiddetta «mappa del rischio» presentava 56 insediamenti complessivi nella nostra città. Aggiornata al maggio 2011, la mappa riporta 17 insediamenti critici di nomadi tra autorizzati e irregolari. Più in dettaglio i campi autorizzati sono scesi da 12 a 8, mentre quelli abusivi da 45 a 9. Anche e soprattutto grazie agli sgomberi effettuati durante il periodo considerato dalla giunta Moratti che sono stati 535, con 2600 costruzioni abusive abbattute. A ottobre 2010 il prefetto Lombardi aveva dichiarato che, da una situazione di circa 8mila nomadi abusivi in città nel 2007 (in concomitanza con l’entrata della Romania nella Ue) i rom erano scesi a 1500 presenze non più solo a Milano, ma tra Milano e provincia. E adesso cosa succederà?