Omicidio Grimaldi: arrestato killer dopo 14 anni

A quattrodici anni dall'omicidio di Liliana Grimaldi, la squadra mobile di Roma ha arrestato un nomade di 31 anni, minorenne all'epoca dei fatti. Decisiva l'impronta su un foglio. Il giovane appartiene a una famiglia di giostrai. La donna strangolata con una calza di seta durante un furto<br />

Roma - A quattordici anni di distanza dall'omicidio è stato risolto il giallo Grimaldi. La squadra mobile di Roma, infatti, ha arrestato H.M. di 31 anni, rintracciandolo al campo nomadi di via delle Sette Chiese. L’omicidio risale al maggio del 1994, quando Liliana Grimaldi venne strangolata con una calza di seta da qualcuno che con l’inganno era entrato nella sua abitazione per rapinarla e aveva tentato di somministrarle del sonnifero. La donna si accorse che era rimasta vittima di un raggiro e venne strangolata. Il giovane arrestato, minorenne all’epoca dei fatti, appartiene ad una nota famiglia di giostrai e la madre è ricercata per rapine a danno di persone anziane. A ricostruire l’omicidio, la squadra costituita da qualche mese presso la Squadra Mobile di Roma che ha riaperto diversi casi irrisolti riesaminandoli alla luce dell’evoluzione delle scienze forensi.

Incastrato da un foglietto Un’impronta lasciata su un foglietto conservato sotto i collant, uno dei quali utilizzato per strangolare Liliana Grimaldi, la pensionata uccisa nel 1994 all’età di 74 anni, nella sua abitazione all’Eur. È questa che ha incastrato H. M. Un giallo risolto a distanza di 14 anni grazie al lavoro della squadra Cold Case, un'unità che opera all’interno della sezione omicidi della squadra mobile diretta di Stefano Signoretti. Inquirenti, medici legali dell’università La Sapienza, della polizia di Stato, biologi della polizia e due psicologhe, il personale della Cold Case, hanno riaperto il caso rianalizzando tutti i reperti trovati sulla scena del crimine, tra i quali il foglietto con l’impronta dell’assassino.

Indagini Il foglio fu analizzato nel 1994 ma l’uomo, che aveva 17 anni all’epoca dei fatti, non era schedato negli archivi della polizia che non aveva a disposizione la tecnologia attuale. A trovare il cadavere della donna, che viveva da sola in un appartamento di via Francesco Belloni, fu la figlia. La persona, o le persone, che entrarono in casa della vittima, riuscirono a farsi aprire la porta con l’inganno. Nessun segno di effrazione fu trovato sulla porta. Altra stranezza la donna stava andando in cucina a preparare un caffè per i suoi ospiti quando è stata strangolata.

Rapine Ma chi è il 31enne? La madre I. A. G., 56 anni, è ancora ricercata per rapine messe a segno a danno di alcuni anziani. Nel 1994 sarebbe stata l’autrice di 11 colpi, otto dei quali commesi tutti in zona via delle Sette Chiese. In quasi tutti i casi le vittime sono state agganciate con l’inganno. Una volta in casa delle vittime le narcotizzavano. Una delle vittime raccontò agli inquirenti di essere stato avvicinato da due donne, gentili, di averle fatte accomodare e di aver offerto loro due aperitivi, di essere tornato in cucina per prendere un terzo drink ma una volta in salotto aveva trovato già due bicchieri pieni. Dopo aver bevuto era svenuto. Un’altra vittima riportò numerose fratture nella caduta, mentre un’altra, Paolo S., morì a causa della massiccia dose di narcotico. Di questo omicidio deve rispondere una figlia della 56enne.

Casi irrisolti Gli inquirenti suppongono che H. M. non sia entrato da soloa casa di Liliana Grimaldi, e che la donna non sia stata narcotizzata, visto che la momento della sua morte il caffè none ra ancora pronto. Almeno tre i casi che ancora non hanno una risposta e sui quali indagano gli inquirenti. Tre casi analoghi per modalità e per il periodo in cui sono avvenuti. “Oggi si chiude una parentesi - ha detto Rizzi - è importante avvisare e ricordare alle persone anziane di diffidare sempre delle persone che bussano alla porta di casa in modo particolare in questo periodo e chiamare le forze dell’ordine se si ha un qualsiasi dubbio e soprattutto di non accettare mai da bere”.