Omicidio Guzzon: torna in carcere il quarto uomo

Gennaro Bruno, il giovane di Aprilia condannato in primo e secondo grado per l’uccisione di Mario Guzzon, 28 anni, scagionato nel 2002 da un pentito, torna in galera. Dovrà scontare 23 anni per concorso in omicidio volontario secondo l’Alta Corte d’Assise di Appello. L’uomo ha ribadito ancora una volta di essere innocente. Secondo i giudici Bruno sarebbe il quarto uomo di un commando che la notte di San Valentino del ’99 portò Guzzon, uno spacciatore locale, sulla spiaggia di Tor San Lorenzo lo fece inginocchiare e lo uccise con un colpo calibro 7.65 alla testa, dando fuoco al cadavere. Dopo il riconoscimento della vittima, i carabinieri ricostruiscono le ultime ore di vita di Guzzon, visto in un locale mezz’ora prima della morte assieme a Bruno. Scattano le manette. Le prove? Sabbia compatibile con quella del luogo del delitto nell’auto di Bruno. L’accusato, inoltre, è positivo allo stubb. Sembra tutto chiaro. Il processo, avviato nel 2000, finisce con la condanna dell’imputato. Il colpo di scena arriva 2 anni dopo, in aula, durante l’appello. Un pentito, Massimo Rosati,dal carcere confessa: «Quella notte ero sulla spiaggia con Alessandro Torni, sua moglie Francesca Di Lazzaro e un altro. Bruno non c’entra». A tirare in ballo Rosati proprio la Di Lazzaro che lo accusa del delitto. Per Rosati ad ammazzare Guzzon sarebbe stato Torni per un conto in sospeso di 30 milioni di lire per una partita di cocaina. Bruno viene rimesso in libertà. Versione che non convince del tutto i giudici.