Omicidio Lenzi: preso un altro latitante

L’ARRESTO Il bandito è stato trovato dai carabinieri nel casolare dove si nascondeva

Delitto all’Axa: fermato ad Aprilia un altro componente della banda. Sale a due il numero degli arrestati, mentre continua la caccia al secondo killer implicato nell’omicidio di Francesco Lenzi, il gioielliere torturato e ucciso nella sua abitazione in via Tespi lo scorso 25 novembre.
Ieri è stato preso il 32enne, latitante da due settimane, bloccato per essere stato riconosciuto come uno degli organizzatori della rapina da 800mila euro finita in tragedia. Anche lui romeno, è stato fermato con l’accusa di complicità in rapina e nell’omicidio.
A convalidare l’ordinanza il gip della Procura di Latina, dopo aver analizzato gli indizi a suo carico. «Lo avevamo identificato nei giorni scorsi - spiega il colonnello Giuseppe La Gala, comandante del gruppo Ostia - ma si era reso irreperibile. Ieri abbiamo circondato il casolare in cui si nascondeva. Abbiamo fatto irruzione e lo abbiamo fermato».
Interrogato, avrebbe fornito una versione assai poco credibile, che non coincide con la ricostruzione e le testimonianze messe a verbale. Secondo indiscrezioni a fare il suo nome sarebbe stato Ion Radu Iancu, il connazionale 26enne arrestato la sera del 27 alla stazione centrale di Milano dalla polfer con un trolley pieno zeppo di gioielli ancora etichettati «Lenzi 1935, Roma». Gli stessi sottratti dalla cassaforte della villetta all’Axa la mattina del delitto.
L’uomo, I.G., 43 anni, non era presente sul luogo dell’omicidio ma avrebbe fornito supporto logistico nell’azione e copertura nella fuga dei due assassini. Insomma una svolta che solo in parte rende giustizia ai familiari del commerciante di 56 anni, trucidato con un colpo alla testa dopo esser stato denudato, incaprettato mani e piedi e sottoposto a sevizie (comprese le scosse elettriche) perché rivelasse la combinazione del caveau murato al piano terra del villino.
Dopo la chiusura dei tre negozi per ristrutturazione (due a Casalpalocco e uno a Spinaceto), da settembre Lenzi aveva trasferito in casa la merce, compresi gli oggetti custoditi per conto dei clienti. Per i vicini l’uomo avrebbe continuato a vendere il materiale dal suo nuovo (e segreto) domicilio. Un via vai che non è certo sfuggito a personaggi vicini alla comunità romena di cui fanno parte anche le due domestiche di casa Lenzi.
Alle 10 di un martedì maledetto i killer bussano alla sua porta. Sono incappucciati, i banditi, nonostante ciò la colf più giovane, che sostituisce la cugina incinta, apre. La immobilizzano con del nastro adesivo e corde, nel corridoio al piano terra, prima di salire alla zona notte dove trovano la vittima. Lo spogliano completamente poi lo legano con del filo elettrico in maniera tale che a ogni tentativo di ribellione le corde stringano sempre più. Fino alla morte se necessario. Tanto che sulle prime gli inquirenti parlano di «rapina anomala», ipotizzando una vendetta o una spedizione punitiva, magari legata a una donna. Ma i due banditi non vogliono Lenzi morto, almeno non prima di conoscere il lasciapassare per arraffare orologi, preziosi e gioielli.
Un delitto a detta degli stessi periti del Ris «atroce» per la brutalità d’esecuzione. Quando la vita di Lenzi non vale più nulla, ovvero dopo aver rivelato il nascondiglio del suo tesoro, il colpo di grazia alla testa con un oggetto pesante. Forse il calcio di una pistola.
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