Omicidio Meredith, 26 anni ad Amanda e 25 a Raffaele

Amanda Knox e Raffaele Sollecito condannati per l'omicidio di Meredith Kercher, ma evitano l'ergastolo. Amanda è esplosa in lacrime. &quot;No, no...&quot;, ha mormorato. Raffaele impassibile. La Bongiorno: sentenza contraddittoria. <strong><a href="/interni/amanda_angelo_faccia_sporca/05-12-2009/articolo-id=404318-page=0-comments=1">Un angelo dalla faccia sporca</a></strong>

Perugia - La sentenza è arrivata a mezzanotte, scandita dalle parole del presidente della corte. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati condannati per l'omicidio di Meredith Kercher, uccisa a Perugia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Ad Amanda sono stati inflitti 26 anni di reclusione, a Raffaele 25 anni. La sentenza è arrivata dopo 15 ore di camera di consiglio. Un quarto di secolo peri due fidanzati, per quella notte di flllia, di sangue e di tragedia. Amanda, l'Amelie di Seattle, non ha retto ed è esplosa in lacrime dopo aver ascoltato il dispositivo di sentenza. "No, no...", ha mormorato abbracciata al suo avvocato Luciano Ghirga, mentre il presidente della corte Massei leggeva il lungo dispositivo. Impassibile, invece, Raffaele, l'ingegnere di Giovinazzo, mentre ascoltava la decisione dei giudici. Quando ha lasciato l'aula, la sorella gli ha urlato: "Forza, forza Raffaele...!".
I due imputati hanno evitato l'ergastolo, che era stato chiesto dai pubblici ministeri, perché la corte ha ritenuto di escludere le aggravanti contestate e di concedere le attenuanti generiche. I reati, inoltre, sono stati dichiarati unificati dal vincolo della continuazione e quello di violenza sessuale assorbito nel reato di omicidio volontario. Amanda Knox e Raffaele Sollecito, inoltre, sono stati condannati al pagamento delle spese processuale, interdetti per sempre dai pubblici uffici; dovranno, inoltre, risarcire i famigliari di Meredith.

Lumumba calunniato Amanda Knox è stata condannata anche per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, il giovane finito in carcere nella prima fase delle indagini proprio in base alle dichiarazioni della ragazza. Lumumba è stato poi dichiarato estraneo alla vicenda e - hanno stabilito i giudici - dovrà ora essere risarcito. Proprio la dichiarazione di colpevolezza di Amanda per il rato di calunnia, non contestato a Sollecito, ha determinato la maggior pena (di un anno) per la ragazza rispetto al coimputato. Alla lettura del verdetto ha assistito anche Lumumba, che è apparso frastornato: "non ho capito bene la sentenza" ha detto ai giornalisti che gli hanno spiegato della condanna di entrambi gli imputati. "No, non posso dire niente ora" ha aggiunto.

I genitori di Amanda: sappiamo che è innocente Knox hanno detto di essere "estremamente dispiaciuti" per il verdetto di colpevolezza. "Sappiamo che Amanda è innocente", hanno affermato. "Combatteremo fino all'ultimo, non é finita qui", ha detto, tra le lacrime, Cassandra, la matrigna di Amanda. "Non è possibile, è innocente e noi non la lasceremo sola". Subito dopo la lettura della sentenza, la sorella di Amanda, Deanna, è scoppiata in lacrime e quando si è calmata è andata ad abbracciare la compagna del padre di Raffaele Sollecito, sconvolta anche lei.

I genitori di Raffaele: non hanno fatto il loro dovere "Non hanno fatto il loro dovere, non lo hanno fatto fino in fondo. Dovevano assolverlo, Raffaele é innocente". Così tra le lacrime la compagna del padre del giovane barese, Mara. La donna, quando Raffaele è stato portato via dall'aula ha urlato "forza Raffaele" prima di scoppiare in un pianto a dirotto. Visibilmente contrariati anche gli avvocati delle due difese, con Luciano Ghirga, che ha difeso Amanda, abbracciato alla giovane di Seattle prima che gli agenti della polizia penitenziaria la portasse via.

Il pm Mignini: accolto l'impianto accusatorio Le nostre richieste sono state accolte, la Corte in sostanza ha condiviso l'impianto accusatorio", ha commentato il pubblico ministero Giuliano Mignini. "E' una sentenza che sicuramente le difese appelleranno. I giudici hanno ritenuto di concedere le attenuanti generiche ma comunque le nostre tesi sono state accolte". "Leggeremo i motivi della sentenza - ha concluso -. Comunque noi a questo punto usciamo di scena". "La condanna, ad una pena anche severa, di due ragazzi lascia sempre l'amaro in bocca, ma credo che sia stata resa giustizia per un reato molto grave, l'uccisione di una giovanissima studentessa", ha detto il pm Manuela Comodi. "Credo che difficilmente proporremo appello".

La Bongiorno: sentenza contraddittoria Quella che condanna Raffaele Sollecito è una "sentenza contraddittoria" e dunque non potrà che arrivare una assoluzione in appello, dice l'avvocato Giulia Bongiorno, legale del giovane barese. "Credo che avere fiducia nella giustizia significhi prendere atto delle sentenze anche quando ci danno torto. Io prendo questa sentenza di condanna come un rinvio della sentenza di assoluzione di Raffaele, anche perché nel dispositivo c'é qualcosa di contraddittorio, in quanto di fronte al tipo di contestazione sono state riconosciute le attenuanti generiche". Questa, conclude Bongiorno, "non è una sentenza di condanna, è un doloroso differimento di sentenza di assoluzione che arriverà. Da domani penseremo all'appello".

Ieri l'ultima arringa del pm e le dichiarazioni di Sollecito e Knox. Per il pubblico ministero Manuela Comodi, l'accusa è assolutamente solida. Come la casa di mattoni di uno dei tre porcellini, dei quali ha citato la favola. Raffaele Sollecito ha ribadito: "Non ho ucciso Meredith. Ridatemi la vita". Poi è stata la volta di Amanda Knox che, con voce sommessa, ha detto alla Corte: "Ho paura di avere una maschera di assassina forzata sulla mia pelle. Ho paura di essere definita quella che non sono".

L'appello di Sollecito "Vi chiedo di restituirmi la vita: io non ho ucciso Meredith e ho ancora fiducia nella giustizia. Scusate il mio tono - ha detto Sollecito rivolgendosi alla Corte - ma è difficile scegliere le parole per questo intervento. Voi state per decidere della mia vita e qualsiasi cosa io possa dire in questo momento sarà meno di quello che sento". "Io non sto vivendo un incubo - ha proseguito lo studente di Giovinazzo - ma sopravvivendo da una situazione drammatica. Sono stato coinvolto in una vicenda assurda di cui non so nulla. Ho ascoltato le parole dei pm ma non ho ancora capito quale sarebbe stato il mio ruolo in questa vicenda. Sento dire che Amanda ha ucciso Meredith per questioni legate all’igiene e agli uomini. Un quadro che stento anche ad immaginare. Vorrei capire perchè avrei dovuto partecipare all’omicidio". "Non trovando nessun motivo che potesse spingermi ad uccidere - ha detto ancora Raffaele - mi hanno definito come un cane al guinzaglio. Mignini mi ha definito un 'Amanda-dipendente'. Conoscevo Amanda da poco prima del deitto - ha proseguito - le ero molto affezionato ma era un legame tutto da verificare. In un rapporto di questo genere non esiste alcuna dipendenza. Se Amanda mi avesse chiesto di fare qualcosa che non condividevo avrei detto certamente di no. Figuriamoci se mi avesse chiesto qualcosa di così terribile come uccidere una ragazza". "Io non sono un violento, non lo sono mai stato - ha concluso Sollecito- non ho ucciso Meredith e non ero in quella casa quella sera. Ogni giorno che passa spero che il vero colpevole confessi. Vi chiedo di restituirmi la vita. Ho ancora fiducia nella giustizia".

L'appello di Amanda "In questi giorni ho riflettuto su cosa volevo dire - ha proseguito la ragazza di Seattle, con voce tremolante -. Su un foglio bianco ho scritto la domanda che in molti mi fanno: 'Come riesce a stare così tranquilla?'. Io non sono calma. In questi giorni ho scritto che avevo paura di perdere me stessa. Dopo due anni di carcere sono delusa, triste e frustrata". "In tanti mi dicono - ha detto ancora Amanda parlando in aula - che se loro si fossero trovati nella mia situazione si sarebbero strappati i capelli o fatto la cella a pezzi. Io non faccio queste cose. Io non mi butto giù. Nelle situazioni difficili respiro e cerco di trovare il positivo e questo è uno dei momenti importanti perchè si prende la decisione". "Davanti a voi mi sento vulnerabile - ha proseguito la ragazza di Seattle rivolgendosi alla Corte - ma sono fiduciosa e sicura. Ringrazio la mia famiglia e i miei amici che mi salvano la vita tutti i giorni. Ma ringrazio anche l’accusa che sta facendo il suo lavoro anche se non capisce. Lei sta cercando di portare giustizia ad una persona tolta dal mondo".