Omicidio Meredith, la mamma di Amanda: «Mia figlia è cambiata»

«Mia figlia è cambiata, ora sa che non sempre si deve aver fiducia negli altri». Così la madre di Amanda Knox parla della figlia, la 23enne di Seattle condannata in primo grado per l'omicidio, nel novembre 2007 a Perugia, della studentessa inglese Meredith Kercher, in concorso con l'ex fidanzato Raffaele Sollecito e Rudy Guede. Edda Mellas, in un'intervista al settimanale «Gente», in edicola da lunedì 27 dicembre, racconta di sua figlia, da tre anni nel carcere di Capanne e anche le emozioni provate al momento della decisione della Corte d'Appello di Perugia di ordinare nuove perizie genetiche. «Amanda ora è più sollevata. È felice della scelta della giuria di fare nuove perizie. Mia figlia non ha paura della verità», spiega la madre di Amanda che è in partenza per Seattle, e tornerà in Italia a processo inoltrato, probabilmente per i giorni della sentenza, attesa prima dell'estate. «Lascio Perugia con un po' di speranza in più. La decisione della giuria del processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher di affidare nuove perizie genetiche a esperti super partes è un passo avanti importante. Finalmente possiamo davvero sperare che l'errore fatto in primo grado venga corretto e che mia figlia e Raffaele Sollecito, che sono innocenti, possano tornare liberi». E ancora: «Amanda è molto cambiata negli ultimi tempi. Quando arrivò in Italia era naive, era convinta che il mondo fosse un luogo meraviglioso e che la gente fosse buona. Ora è maturata. Sa, purtroppo, che non sempre è così». Con «Gente» parla anche Madison Paxton, la migliore amica di Amanda, trasferitasi a Perugia per stare più vicina alla Knox: «Io ho ancora paura, purtroppo gli errori di giustizia accadono. Ci sono persone che trascorrono anni in carcere per qualcosa che non hanno fatto. Si parte sempre dall'idea che se qualcuno è seduto in un'aula di tribunale è perché qualcosa ha commesso. E sono consapevole del fatto che ci vorrà molto coraggio da parte della giustizia per dire: «C'è stato un errore».