Omicidio metro, Vanessa era sotto l'effetto del metadone

La giovane di 23 anni, uccisa con un colpo di ombrello, era in cura da quattro anni al Sert per disintossicarsi. Della sua morte è accusata la romena Doina Matei. Secondo i pm l'ipotesi di reato non cambia

Roma - Vanessa Russo aveva assunto metadone la mattina dell’aggressione avvenuta il 26 aprile scorso nella stazione della metropolitana di Termini a Roma. Era sotto l'effeto del farmaco usato per la disintossicazione dagli stupefacenti la ragazza di 23 anni uccisa dal colpo vibrato con la punta di un ombrello, e della cui morte è accusata Doina Matei. È quanto hanno accertato le analisi tossicologiche compiute su prelievi effettuati durante l’esame autoptico, circostanza di cui danno conto alcuni quotidiani. Le indagini hanno inoltre accertato che Vanessa aveva assunto metadone, un antagonista dell’eroina, nel Sert del quartiere Montesacro.

Precedenti Secondo quanto accertato dall’inchiesta, Vanessa era stata in precedenza in terapia con metadone presso il centro di Villa Maraini. La storia clinica di Vanessa, secondo quanto è emerso dai riscontri degli investigatori, era caratterizzata da una dipendenza da sostanze stupefacenti che risalirebbe ad almeno quattro anni fa. "Se fosse accertata tale circostanza e in particolare che Vanessa aveva assunto metadone - ha detto l’avvocato Giuseppe de Napoli, legale di Doina Matei - allora sarebbero da valutare le circostanze dell’aggressione e in particolare lo stato emotivo di Vanessa. Sia ben chiaro, tuttavia, che le analisi tossicologiche sono state richieste dalla procura".

Il reato non cambia Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Sergio Colaiocco che hanno formalizzato nei confronti della romena, a carico della quale il Riesame ieri ha confermato la custodia cautelare in carcere, l’assunzione di metadone non cambia la qualificazione giuridica del reato.