Omicidio nel metrò di Roma, le assassine hanno un volto

Roma - Ci sono i volti, ma non ancora le generalità, delle due donne che hanno ucciso Vanessa Russo trafiggendola con la punta di ferro di un ombrello dopo un banale litigio in metropolitana. Immagini piuttosto nitide, estrapolate dai video delle telecamere a circuito chiuso della metro, e già mostrate dalla polizia ai testimoni dell’aggressione.
Nei fotogrammi si vedono due ragazze di carnagione chiara, vestite di bianco, che fuggono sulle scale della stazione Termini, nulla del momento in cui la vittima è stata colpita al volto, ma più di un passeggero presente alla discussione le avrebbe riconosciute senza esitazione. In mano agli inquirenti ci sono anche le impronte digitali lasciate da una di loro sull’ombrello diventato un’arma micidiale, per questo l’identificazione delle due donne - entrambe giovani, probabilmente una dell’est europeo, forse romena, l’altra dai tratti sudamericani - sembrerebbe questione di ore. Centinaia di copie delle immagini sono state distribuite agli equipaggi delle volanti che stanno setacciando i campi nomadi e gli abituali luoghi di frequentazione degli extracomunitari. Per stringere il cerchio gli inquirenti stanno anche controllando migliaia di fotogrammi di altre due stazioni della metro, quelle di Rebibbia e di Madonna del Riposo, da dove le due donne sarebbero salite.
I poliziotti della squadra mobile romana e del commissariato Viminale hanno riascoltato - su delega del procuratore aggiunto Italo Ormanni e del pm Sergio Colaiocco, che indagano per omicidio volontario - le testimonianze dei passeggeri che hanno assistito alla tragedia a bordo del convoglio della linea B del metrò. Sembra ormai certo che a scatenare la violenta reazione delle due straniere sia stato un banale litigio, non il tentativo della vittima di reagire a un borseggio. Tutti i presenti, infatti, hanno ribadito che tra la ragazza e le due giovani c’era stata una breve discussione.
«Ma che vi spingete», sarebbero state le ultime parole di Vanessa prima di ritrovarsi la punta di un ombrello conficcato nell’occhio sinistro. Poi la corsa in ospedale, un giorno di coma e due operazioni disperate al cervello prima che il suo cuore si fermasse per sempre. Voleva diventare infermiera, Vanessa, e studiava per realizzare il suo sogno. Intanto lavorava in una gelateria di via dei Serpenti. Era ancora in prova e giovedì scorso stava andando proprio lì prima che il destino le riservasse l’incontro fatale con le due sconosciute. L’ultimo della famiglia a vederla in vita è stato il fratello Simone: «Era venuta a trovarmi alla stazione Tiburtina, dove sto lavorando. È stata con me una decina di minuti, ha mangiato un pacchetto di patatine e poi è andata via. Le ho chiesto di rimanere con me qualche altro minuto, ma lei ha voluto approfittare della giornata di sole per fare due passi da Termini al posto di lavoro. Forse se fosse rimasta con me a quest’ora sarebbe ancora in vita». La mamma di Vanessa chiede giustizia: «Voglio solo che vengano presi gli assassini di mia figlia, il dolore è troppo grande».