Omicidio della Politkovskaia spunta un mandante politico

Nell'udienza sull'omicidio della giornalista russa uno dei difensori traccia l'identikit del mandante: "E' un politico russo". Mossa dell'accusa che ha ricusato uno dei giudici perché "parziale"

Mosca - Procede tra menzogne e colpi di scena il processo per l’uccisione della giornalista Anna Politkovskaia: oggi il tribunale militare ha fatto l’ennesima marcia indietro aprendo il dibattimento alla stampa, mentre il suo presidente è stato ricusato dalla pubblica accusa e un giurato è stato sostituito. Per la prima volta, inoltre, spunta, se non il nome, l’identikit del mandante: "È una figura politica russa" ha svelato un avvocato difensore citando il capo d’imputazione. Il legale ha così smentito la tesi iniziale dell’accusa che il mandante fosse all’estero, identificato da molti con la bestia nera del Cremlino: l’oligarca in esilio a Londra Boris Berezovski. Il processo si scalda e in parte si "avvelena" sempre di più, dopo il primo passo falso del presidente del tribunale, Ievgheni Zubov, che aveva chiuso il processo alla stampa adducendo la contrarietà della giuria popolare. Posizione dapprima smentita pubblicamente ai media da un giurato, Ievgheni Kolesov, sostituito oggi per aver infranto la regola del silenzio, ma anche per la sua richiesta di abbandonare un procedimento che inizia con una menzogna.

Processo aperto La "rettifica" è stata corale oggi, quando tutti i giurati si sono dichiarati in aula non contrari alla presenza della stampa, costringendo Zubov a una tempestiva inversione di rotta, prima che si pronunciasse la corte suprema. Questo forse spiega anche perché l’udienza del primo dicembre è stata misteriosamente anticipata a oggi. La decisione di un dibattimento alla luce del sole è stata accolta con soddisfazione da tutte le parti, tranne la pubblica accusa, che preferiva le porte chiuse perché agli atti vi sono presunti documenti secreti. La procura ha giocato così la carta della ricusazione di Zubov, per la sua scivolata sui giurati, e l’udienza è stata aggiornata a domani in attesa di una risposta del collegio.

Il mandante Ma sul processo, diventato un banco di prova internazionale del sistema giudiziario russo, ora aleggia una domanda inquietante: chi è il politico russo evocato come mandante dell’omicidio per gli articoli scomodi della Politkovskaia? "Sia il motivo dell’assassinio sia la persona che l’ha ordinato sono citati nei documenti. Il movente sono gli articoli critici e investigativi della Politkovskaia su certe figure politiche" ha riferito Murad Musaiev, difensore di uno dei quattro imputati (tutti comprimari), precisando però che "non è indicato alcun nome specifico". La procura generale sostenne durante le indagini che "qualcuno di potente e terribile all’estero era implicato nella vicenda" ha osservato il legale. "Ma il capo d’imputazione letto in aula suggerisce che questo qualcuno non è così potente e terribile: è una figura politica qui in Russia" ha svelato, suscitando perplessità su una così generica e nello stesso tempo allarmante formulazione delle accuse.