Omicidio Rea, in manette Salvatore Parolisi: "L’ha uccisa da solo", ma lui: "Io innocente"

Possibile movente la relazione con la soldatessa. Lui si difende: "Io in carcere, l’assassino libero". Il padre della donna: "Auguro al mio genero tutto il male possibile. Ho conosciuto un clone". Per gli inquirenti la figlia della coppia era presente al delitto

Gli investigatori non hanno dubbi: ad uccidere Melania Rea è stato il marito, Salvatore Parolisi. Finito in carcere, ieri, con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con gli altri. Questo secondo elemento avvalorerebbe una tesi emersa anche in sede di esame autoptico, ovvero che alcune coltellate potrebbero essere state inferte dopo la morte della Rea: Parolisi, quindi, sarebbe tornato sul luogo del delitto per infierire ulteriormente sul corpo della donna.

E poi si sarebbe anche tradito al momento del riconoscimento del luogo del delitto. Parolisi, interrogato dai carabinieri e dal pm Umberto Monti, disse di avere riconosciuto il bosco dove era stato ritrovato il cadavere di Melania attraverso alcune foto scattate dal telefonino di Raffaele Paciolla, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Ascoli, che abita nello stesso palazzo dove risiedeva Salvatore con la sua famiglia. Ma Paciolla non aveva mai scattato quelle foto e lo disse anche ai carabinieri, consegnando l’apparecchio.

Così Parolisi si corresse, affermando di essersi confuso con alcune foto che aveva visto su un quotidiano che Paciolla comprò per lui il 21 aprile, il giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Melania. Oggi l’interrogatorio di garanzia. Il movente, secondo i magistrati, sarebbe da ricercare soprattutto nella relazione extraconiugale che il caporalmaggiore aveva con Ludovica P., la soldatessa conosciuta durante un corso di addestramento. Melania Rea, originaria di Somma Vesuviana, nel Napoletano, era stata assassinata il 18 aprile scorso, e ritrovata due giorni dopo nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, nel Teramano. La donna era uscita di casa, a Folignano, assieme al marito, tra le 14 e le 14,20 del 18 aprile e l’uomo ricomparve, senza la moglie, circa un’ora dopo.

Secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno, Alessandro Patrizio, Parolisi avrebbe fatto tutto da solo ammazzando la consorte al culmine di un litigio, senza complici né per l’omicidio, né per il successivo vilipendio di cadavere. E, con ogni probabilità, anche la figlia della coppia, Vittoria, di 18 mesi, era presente sul luogo del delitto. E, pur se addormentata sul seggiolino posteriore dell’auto, potrebbe avere assistito almeno alle prime fasi del litigio dei genitori.

«Un uomo dalla doppia personalità» lo definisce il colonnello dei carabinieri, che potrebbe non avere retto alla pressione della duplice relazione che portava avanti. Ai militari, Parolisi è apparso dimesso. Secondo alcune indiscrezioni, al momento della notifica dell’ordinanza di custodia cautelare avrebbe detto solo poche parole: «Io in carcere, l’assassino di mia moglie libero». La scorsa notte, l’uomo aveva inviato ad Antonio Delitala, giornalista di Studio Aperto, una mail nella quale si sfogava: «In questi momenti di grande preoccupazione, grido la mia innocenza. Sono sereno con la coscienza, non ho fatto nulla. Amavo mia moglie, provo un gran dolore e sono il primo a chiedere giustizia».

Ma investigatori e magistrati non hanno dubbi: è Parolisi l’assassino di Melania. «Non c’è una prova regina, ma una summa di indizi pesante, di elementi raccolti con grande continuità che delineano una responsabilità ben precisa», hanno dichiarato gli inquirenti. Gli atti dell’inchiesta saranno probabilmente trasmessi alla Procura di Teramo per competenza territoriale.

L’eco della notizia arriva fino a Somma Vesuviana, dove abitano i familiari della donna assassinata. «Gli auguro tutto il male possibile, ho conosciuto un automa, un clone di questa persona - lo sfogo del papà, Gennaro Rea -. Mia figlia ha sempre adorato Salvatore ed è morta per i valori e l’amore che aveva per lui. Non posso pensare che abbia infierito sul cadavere di mia figlia. Non ci sono aggettivi per definirlo». La preoccupazione, adesso, è per la piccola Vittoria. «È stata lei a darci forza in questi mesi - dice il fratello di Melania, Michele -. Mia sorella è stata uccisa con ferocia inaudita. Abbiamo chiesto che la bimba resti con i nonni materni, ma come è giusto che sia potrà continuare a vedere i familiari di Salvatore».