Omicidio Reggiani, il legale: Mailat è innocente

Iniziato a Roma il processo per l'uccisione e la violenza sessuale di Giovanna Reggiani, il 30 ottobre scorso, vicino alla stazione di Tor di Quinto. Il difensore del romeno continua sulla linea dell'innocenza: "Mailat potrebbe aver rubato solo la borsa". Il romeno, in aula: "Andate a cercare l'assassino". Il pm: "Convinta che sia colpevole"

Roma - Alla sbarra per l'omicidio Reggiani. È iniziato davanti ai giudici della terza Corte d’Assise il processo a Romulus Nikolay Mailat, il 24enne romeno accusato di avere aggredito e ucciso lo scorso 30 ottobre Giovanna Reggiani nella boscaglia dietro la stazione ferroviaria Tor di Quinto, a Roma. Il romeno è presente in aula. In apertura di udienza, prima della lettura del capo di imputazione, i giudici hanno deciso di autorizzare le riprese televisive durante il dibattimento.

Il legale: "E' innocente" "Abbiamo testimoni che potrebbero dare indicazioni concrete sull’effettiva condotta di Mailat. Il mio assistito sosterrà la sua innocenza per quanto riguarda l’omicidio e la violenza sessuale e a questo riguardo ci sono indicazioni eccellenti di veridicità". L’avvocato Piero Piccinini, difensore del romeno ribadisce la versione già fornita dall’imputato. "Potrebbe essere - aggiunge - che Mailat abbia rubato la borsetta e nient’altro".

Mailat: "Cercate l'assassino" "Andate a cercare l’assassino della Reggiani". Mailat ha confidato queste parole all’interprete al termine dell'udienza. Il romeno è cosciente che potrebbe essere condannato a 30 anni, ecco perché auspica che ci sia per lui un altro tipo di giustizia: "Spero - ha dichiarato - nella giustizia divina". E ancora "tutti i romeni testimonieranno contro di me perché per colpa mia è stato approvato il pacchetto sicurezza. Sono amareggiato, inoltre, perché non posso ricevere visite in carcere né la corrispondenza dei miei familiari". Stando all’impressione avuta dall’interprete, Mailat inizia a rendersi conto della difficoltà della situazione. Tuttavia, continua a negare gli addebiti.

Il pm "Ci sono prove sufficienti contro Mailat. Il difensore sostiene di averne altre a discarico, io porto avanti la mia tesi". Lo ha detto il pm Maria Bice Barbolini a conclusione della prima udienza del processo per l’omicidio di Giovanna Reggiani. Il dibattimento è stato rinviato al 29 settembre prossimo e sarà caratterizzato dalle audizioni, tra l’altro, di Emilia Neamtu, la supertestimone del caso. Nel corso dell’udienza è stato sentito l’autista dell’Atac Paolo Bello, il quale raccolse la sollecitazione della testimone a chiamare la polizia. "Si faceva il segno della croce - ha detto alla corte - e implorava di guardare nel fossato. Dalla strada si vedeva un corpo riverso su un fianco con i pantaloni leggermente abbassati".

L'aggressione Giovanna Reggiani, 47 anni, venne aggredita all’uscita della stazione ferroviaria alla periferia di Roma e il suo corpo fu abbandonato esanime in un fossato nelle campagne circostanti. Mailat venne arrestato la sera stessa dalla polizia per il reato di omicidio volontario, a cui venne aggiunta, quattro mesi dopo, l’accusa di violenza sessuale. L’autopsia escluse che la Reggiani fosse stata violentata, ma il modo in cui fu ritrovata la donna (agonizzante, senza biancheria intima, con i pantaloni calati ed il torace scoperto) fece respingere al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per il reato di violenza sessuale formulata dalla procura.