Omicidio Reggiani, Mailat rinviato a giudizio

Il processo comincerà il 25 settembre nell’aula bunker di S. Basilio davanti alla III Corte d’assise

È stato rinviato a giudizio Nicolae Romulus Mailat, il romeno che il 30 ottobre scorso a Tor di Quinto uccise con inaudita ferocia Giovanna Reggiani. Il processo comincerà il 25 settembre davanti alla III corte d’Assise della capitale nell’aula bunker di San Basilio. Il giudizio, nei confronti di Mailat - impassibile come al solito ieri mattina in aula - è stato disposto dal gup del Tribunale di Roma Orlando Villoni che ha accolto la richiesta del pm Maria Bice Barborini e del procuratore aggiunto Italo Ormanni.
Per quanto riguarda la posizione processuale, la procura di Roma aveva riunito nelle scorse settimane i due fascicoli scaturiti dall’uccisione di Giovanna Reggiani e che vedevano imputato Mailat per omicidio, rapina e violenza sessuale. A determinare la riunione era stata la contestazione coatta della violenza sessuale imposta dal gup a Mailat in sede di richiesta di archiviazione di quella accusa formulata dal pm Maria Bice Barborini. L’autopsia escluse che Giovanna Reggiani fosse stata stuprata, ma l’accusa di violenza sessuale è comunque scattata in base alle nuove norme dell’ordinamento. La donna fu, infatti, trovata non solo agonizzante, ma anche senza biancheria intima, con i pantaloni calati e il torace scoperto. Si farà dunque un’unica udienza preliminare per stabilire se Mailat debba essere processato, e non due come sarebbe accaduto se i fascicoli non fossero stati riuniti.
Giovanna Reggiani portava solo una catenina d’oro al collo e la fede all’anulare, ai piedi le era rimasto un unico stivaletto. Non aveva la borsa. In tasca nessun documento, tanto che l’identificazione avvenne solo dopo la telefonata in questura del marito, preoccupato perché da ore non riusciva a rintracciare la moglie. La donna morì il 31 ottobre in ospedale. A incastrare Mailat non ci furono solo le ferite e i graffi sul corpo e le tracce di sangue sui vestiti, ma anche la borsetta della Reggiani trovata nella sua baracca, e la testimonianza di una nomade del suo stesso accampamento che avvisò le forze dell’ordine alle quali raccontò di aver sorpreso il 24enne intorno alle 21 del 31 ottobre mentre trascinava lungo la strada la vittima priva di sensi.
La brutale violenza con cui la 47enne fu uccisa impressionò l’opinione pubblica e accese polemiche, mai del tutto sopite, sul tema della sicurezza scaraventando nella bufera la nutrita comunità romena. Proprio il rischio di raid punitivi spinse Monsignor Patrizio Benvenuti, cappellano della Marina Militare, chiamato a concelebrare con il pastore valdese Antonio Adamo la cerimonia ecumenica funebre per Giovanna Reggiani, ad ammonire: «Sento parlare e leggo di intolleranze. Noi cerchiamo e vogliamo giustizia, una giustizia anche austera e severa, ma non l’intolleranza».