Omicidio Roveraro, ergastolo per Botteri

Ergastolo e isolamento diurno
per 8 mesi. È questa la condanna inflitta dai giudici della prima
corte di assise a Filippo Botteri, colpevole del sequestro e
dell’omicidio del finanziere rapito a Milano il 5
luglio 2006

Milano - Ergastolo e isolamento diurno per 8 mesi. È questa la condanna inflitta dai giudici della prima corte di assise di Milano a Filippo Botteri, colpevole del sequestro e dell’omicidio del finanziere Gianmario Roveraro, rapito a Milano il 5 luglio 2006. Per Botteri, ex consigliere finanziario, il pm Mario Venditti, aveva chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno per un anno. Gli altri due colpevoli del sequestro di Roveraro sono già stati condannati con rito abbreviato. Emilio Toscani deve scontare l’ergastolo, mentre Mario Baldi è stato condannato a 30 anni di carcere. Inoltre, Botteri, è stato condannato a risarcire i familiari della vittima. Al termine dell’arringa il suo avvocato Gianluca Paglia, aveva chiesto la seminfermità mentale per il suo assistito e, in subordine, una nuova perizia.

Filippo Botteri è rimasto impassibile alla lettura della sentenza. "Non ha detto nulla - ha spiegato il suo legale, Gianluca Paglia - siamo noi che l’abbiamo confortato". Botteri, consulente finanziario di 45 anni, il 6 luglio del 2006, assieme a due complici Marco Baldi, muratore, e Emilio Toscani, esperto informatico (già condannati con rito abbreviato rispettivamente a 30 anni di reclusione e all’ergastolo) sequestrò Roveraro nei pressi della fermata Mm di Crocetta a Milano. Il finanziere, nato nel 1936, membro dell’Opus Dei e diventato un personaggio importante dell’alta finanza negli anni ’70 e ’80, era stato poi ritrovato morto il 21 luglio nelle campagne di Parma. Era stato ucciso due giorni dopo il sequestro con un colpo di pistola alla nuca e il cadavere era stato fatto a pezzi con un machete.

Alla base del rapimento e dell’omicidio c’era un affare finanziario finito male a cui avevano partecipato Roveraro, Botteri e altre persone. Il pm Mario Venditti aveva chiesto per Botteri una condanna all’ergastolo e a un anno di isolamento diurno. La difesa invece aveva puntato sul riconoscimento della seminfermità mentale, spiegando che Botteri al momento del fatto non era capace di intendere e volere, perchè il fallimento dell’affare, dovuto all’uscita di scena di Roveraro dalla società, gli aveva causato "una condizione psicopatologica". La Corte ha condannato Botteri anche al risarcimento dei danni (che verrà stabilito in sede civile) nei confronti della moglie, dei tre figli e del fratello del finanziere, che erano tutti presenti in aula, ma non hanno voluto commentare la sentenza. Il legale di Botteri ha spiegato che "il ricorso in appello ci sarà sicuramente, ma prima leggeremo le motivazioni".