Omicidio Roveraro, ergastolo e isolamento per Filippo Botteri

La sentenza per l’uomo che uccise il finanziere dell’Opus Dei,
facendone poi a pezzi il cadavere. In aula la ricostruzione degli
ultimi giorni di vita della vittima

Ergastolo con isolamento diurno per otto mesi. è la condanna inflitta a Filippo Botteri, il 45enne accusato del sequestro e dell’omicidio del finanziere Gianmario Roveraro, rapito nella notte del 5 e 6 luglio del 2006 e ritrovato cadavere nelle campagne di Parma il 13 luglio. La condanna è stata inflitta questo pomeriggio dai giudici della prima corte d’assise, alla presenza dei familiari della vittima, che hanno ascoltato la lettura del dispositivo in silenzio e poi si sono complimentati con i pm Alberto Nobili e Mario Venditti. Il collegio presieduto dal giudice Luigi Domenico Cerqua ha inflitto al consulente di Parma una pena finale dell’ergastolo più otto mesi di isolamento diurno per i reati di sequestro di persona a scopo di estorsione con l’aggravante di aver causato la morte di Roveraro, violazione della legge sulle armi perché durante le fasi del sequestro utilizzavano un “taser”, uno strumento di inibizione elettromuscolare, per impedire all’imprenditore legato all’Opus Dei di reagire, e porto di una pistola illecitamente detenuta, poi utilizzata da Botteri per uccidere Roveraro, e di altre due armi da sparo, rapina e distruzione del cadavere con un machete per conseguire l’impunità. Nei capi di imputazione, i magistrati ricostruiscono quanto avvenuto tra il 5 e l’8 luglio 2006, tra il sequestro e il colpo di pistola alla nuca che ha messo fine alla vita del finanziere. Il rapimento è stato eseguito intorno alle 21.30, nei pressi di via Alberto da Giussano, mentre la vittima stava rincasando. Roveraro è stato immobilizzato con il taser e fatto salire su una Fiat Doblò guidata da Marco Baldi, uno dei complici già condannati. Con Emilio Toscani, Botteri lo ha legato con dei lacci autostringenti e bendato con una mascherina. Hanno raggiunto Albereto e nascosto la vittima in un Casello idraulico. Qui nei giorni successivi hanno costretto il sequestrato a telefonare per la richiesta di un riscatto di 10 milioni, tramite un sistema informatico idoneo a non consentirne la localizzazione. Infine, nella notte tra il 7 e l’8 luglio, inizialmente con l’aiuto dei complici, Botteri ha costretto Roveraro a salire su una Megane Scenic e lo ha portato a Marzolara, dove all’alba lo ha fatto scendere ancora con le mani legate e gli ha sparato alle spalle, colpendolo alla nuca da una distanza ravvicinata e uccidendolo. Il movente del sequestro è stato individuato nel rancore di Botteri per il fallimento del cosiddetto affare anglo-austriaco, del quale sarebbe stato vittima con lo stesso finanziere ucciso. Su questa vicenda è ancora aperta un’inchiesta per truffa aggravata. Oggi, dunque, la sentenza. Oltre all’ergastolo, i giudici lo hanno condannato a risarcire le parti civili: la moglie della vittima, Silvana Canepa, i figli Sara, Marina e Gianluca, e il fratello Silvio Roveraro. Il risarcimento, però, sarà quantificato in sede civile, anche se la famiglia ha chiesto 5,2 milioni. Infine, Botteri è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e nei suoi confronti è stata disposta l’interdizione legale durante l’espiazione della pena. Per ordine della corte la sentenza, le cui motivazioni saranno depositate tra novanta giorni, dev’essere pubblicata per estratto mediante affissione presso i comuni di Milano e Parma, e sul Corriere della sera.