Le omissioni del Corriere dell’Unione

Va bene che ormai vale tutto: ma il comportamento di questo Corriere della Sera perlomeno mettiamolo agli atti. L’altro ieri, come visto, il Corriere aveva il medesimo titolo d’apertura dell’Unità e non certo per inevitabile sintesi giornalistica: titolare «Bambini bolliti, la Cina contro Berlusconi» equivaleva semmai a una stessa caricatura dei fatti, a una stessa dissimulazione di quella verità storica da cui la battuta di Berlusconi traeva comunque origine, equivaleva soprattutto a un voler trasformare una frase sostanzialmente innocua in un incidente diplomatico con una superpotenza che da lustri fa spallucce di fronte a ben altri moniti, e da altrettanti fa carta straccia di ogni trattato internazionale che la riguardi.
Per contro, ieri, vediamo che la battuta sul suicidio fatta da Prodi ai costruttori («Chi vuole suicidarsi può cominciare a prepararsi») non solo non è comparsa ovviamente sull’Unità, ma neppure sul Corriere. Quest’ultimo tuttavia è riuscito a fare di più; nella cronaca è riportata correttamente la domanda che un costruttore aveva fatto al Professore («Ho un’azienda da due miliardi, il 9 aprile mi devo suicidare?») e d’altra parte veniva completamente omessa la risposta del suicidio, e scritto invece questo: «Prodi risponde con calma. Anche alle provocazioni inevitabili nella tana del lupo. Poi scatta: “Ho preso il rischio di fare un programma prima delle elezioni. Cristo, leggetelo!”». Cioè: cancellata la battuta e restituito un Prodi virile. Questo non l’Unità: il Corriere. E la domanda già la conoscete, è retorica ma non per questo meno autentica: che cosa sarebbe accaduto se la battuta l’avesse fatta Berlusconi? Quanta zizzania gli specialisti del Corriere avrebbero cercato di spargere, intervistando e allertando grandi costruttori e facendo boxini, abbozzando precedenti storici, statistiche sul suicidio, vignette di Giannelli e via a macchia d’olio?
Ma restiamo a ieri, giovedì 30 marzo. Tutti o quasi i quotidiani, compreso questo, compresi quelli di provincia, avevano la stessa apertura di prima pagina: tutti, cioè, tranne il Corriere. L’apertura di tutti quanti era comunque e ovviamente sulle tasse, tema del giorno e di sempre, fulcro del dibattito politico e forse dell’intera campagna elettorale: se è vero, come si dice, che tanti italiani voteranno col portafoglio. Quindi anche l’Unità e Repubblica ieri titolavano sulle tasse. Il Corriere no: esattamente come è d’uso al Tg3, al momento buono si ridiventa internazionali; nessun cenno in prima alle tasse e grande apertura sulle elezioni non italiane, ma d’Israele, e le pagine 1-2-3-5 appaltate al Medio Oriente. Per le cose italiane occorreva voltare sino a pagina 6: indagato Storace. Prodi e le tasse sui Bot, ancora assonnate, sbadigliavano da pagina 9.
Infine, sempre ieri, Prodi ha dato del «matto» a un ascoltatore di Radio anch’io che aveva detto che il professore, una volta eletto premier e approvata la finanziaria, sarebbe probabilmente andato a casa. Vedremo che spazio vi dedicherà oggi il Corriere. Poco, forse: c’è parimenti da evidenziare che Prodi, sempre ieri, ha dato di «delinquente politico» a Giulio Tremonti. Vedremo. Ma forse il Corriere non darà granché spazio neanche a questo: ieri hanno arrestato Naomi Campbell, e su queste cose la direzione è abituata a dare il meglio.