"Ondata anticlericale fuori dal tempo. Molti laici frastornati da certi slogan"

Professoressa Roccella, il conto alla rovescia è cominciato: dodici giorni al Family-day. Certo si sta preparando un simpatico clima da 1948: altro che ideali e contenuti, sembra di essere nuovamente al vecchio scontro mangiapreti-baciapile...
«Purtroppo è così. Ma non è quello che vogliamo noi. Non ci interessa. L’abbiamo detto subito: sfiliamo per una coraggiosa politica a favore della famiglia, non contro qualcosa o qualcuno. Non contro il governo, non contro gli omosessuali. Purtroppo, sta emergendo la grande diversità di spessore culturale che divide la Chiesa e un certo mondo laico».
Dica lei, anima laica da sempre, dove stanno i meriti della Chiesa.
«Stavolta ha stupito tutti per la grande apertura. Già la scelta dei portavoce è un chiaro segnale: oltre a me, c’è Pezzotta, un uomo comunque della sinistra. E poi questa insistenza sul valore supremo della famiglia. Non c’è alcuna traccia degli storici arroccamenti e dei discutibili integralismi di altre epoche. Hanno cercato di chiuderci nell’angolo sui Dico, ma la cosa non ci tocca: hanno capito tutti, ormai, che siamo certamente contro i Dico, così com’erano concepiti, ma che contemporaneamente siamo molto sensibili ai diritti di tutti».
Dall’altra parte, invece?
«È incredibile, stanno rispondendo con modi e con schemi vecchissimi. Spiazzati dall’atteggiamento del mondo cattolico, stanno frettolosamente cercando di ributtarla sullo scontro ideologico, decisamente molto più comodo. Si muovono i cattolici, bisogna zittirli. Da Pannella a Boselli alla sinistra radicale, stesso atteggiamento sterile e ideologico. Non si accorgono che uno scisma sommerso si sta registrando proprio nelle loro file».
Vogliamo spiegare meglio?
«Tanti laici non si riconoscono più negli slogan e nelle parole d’ordine. Su questioni fondamentali che investono l’etica, la morale, la coscienza, vogliono mettersi in discussione. Non accettano un sì o un no di appartenenza. Purtroppo, questi laici non sanno più a chi riferirsi. Soltanto la Chiesa ha dimostrato di avere la statura culturale per cercare risposte profonde».
Intanto, sempre il 12 maggio, ci sarà una contromanifestazione a piazza Navona.
«Se le piazze si riempiono in nome di un’idea, io sono solo felice. Però in questo caso mi chiedo per che cosa, o contro chi sfileranno. Persino sui Dico, lo stesso Pannella mi sembrava tiepido. Credo ci sia dietro soltanto la solita strumentalizzazione politica: ritrovarsi ancora una volta sotto la bandiera anticattolica. Attori, registi, comici, gente di cultura: tutti mobilitati. Ma domando: non è un film già visto?».
Quando, per esempio?
«Referendum sulla procreazione assistita. Abbiamo scordato la Ferilli che porgeva la penna dai manifesti? La penna è rimasta in mano a lei. Tanta gente della sinistra, storicamente compatta nel presentarsi al richiamo della propria parte, ha rifiutato l’invito. Eppure, vedo che la lezione non è servita a molto».
Nel frattempo, l’aria che si respira è sempre più tossica: abbiamo persino il proiettile a monsignor Bagnasco.
«Questi gesti sono solo la reazione di chi si sente culturalmente spiazzato, rinchiuso in una netta minoranza. È un mondo che nessuno più ascolta, e che quindi si rifugia nell’estremizzazione. Con le debite proporzioni, è un rischio che corre la Rosa nel pugno: questa ondata anticlericale è vecchia, fuori dal tempo».
Comunque, è un modo vantaggioso di semplificare il confronto.
«Certo: l’importante è avere il nemico, poi si va alla guerra. Ma è un modo superato. Tanti laici, adesso, sono d’accordo con la Chiesa. Perché su eutanasia, bioetica, famiglia e tutte le altre questioni in gioco, non si può liquidare il dubbio con uno slogan preconfezionato. Per fortuna, molti l’hanno capito».
Per esempio?
«Fassino. L’ho trovato molto corretto. Credo abbia compreso l’altezza del messaggio, e lo rispetti sinceramente».
Ce ne saranno altri?
«Ci contiamo. Il 12, noi spalanchiamo le braccia a questi laici illuminati. Credo saranno in tanti. Perché hanno intuito una cosa fondamentale: la Chiesa non si muove per basso calcolo politico, ma per ideali forti. Da questa parte c’è buonafede. Letteralmente».