Ondata di reazioni

Roma Il Partito democratico ha pronta un’interrogazione per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi in Senato. L’accusa di omofobia rivolta al premier per la sua frase «è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay» diventerà quindi presto oggetto di dibattito parlamentare. L’Arcigay farà partire da oggi una grande mobilitazione sul territorio dei suoi 50 comitati, con sit-in, conferenze e «kiss in» (baci pubblici). Una piccola manifestazione di circa 200 persone dal mondo omosessuale ma anche dai partiti dei radicali, dei Verdi e dell’Idv, si è radunata già ieri davanti a palazzo Chigi al grido: «Meglio ricchioni che Silvio Berlusconi».
È stata chiaramente una battuta, rispondono nel Pdl, affiancando una mite difesa a una forte solidarietà nei confronti di chi si è sentito offeso dalle parole del presidente del Consiglio. Ma ieri è stato un giorno di bufera politica sul premier e sulla politica «maschilista», Di Pietro gli ha consigliato di trasferirsi in una «bettola», il finiano Luca Barbareschi lo ha invitato ad «andarsene dall’Italia», dal festival del cinema di Roma l’attrice Julianne Moore, che porta sul grande schermo una mamma lesbica in The Kids Are All Right, si è inserita nel dibattito con una riflessione spietata: «Credo che questa frase sia qualcosa di arcaico e idiota, infelice e imbarazzante». Da Rho l’eco si espande ai confini dei cinque continenti. Dalla Francia all’Argentina all’India, i siti di tutto il mondo dedicano ampi titoli. Liberation e El Mundo: «Una berlusconata». Il Daily Mail: «Una spacconeria». Più sobri il Times of India e il Washington Post: «Il governo andrà avanti nonostante lo scandalo Ruby».
Berlusconi non voleva offendere, ripetono nel Pdl, ma sui terreni sensibili delle possibili discriminazioni, bacchetta Mara Carfagna, sarebbe «meglio astenersi dalle battute». È lei, il ministro delle Pari Opportunità, a rimproverare Berlusconi più degli altri nel suo partito: lavora a strettissimo contatto con la comunità omosessuale, è da due anni e mezzo che combatte un certo pregiudizio nei confronti suo e del governo con risultati evidenti. A metà pomeriggio il mondo gay ne aveva invocato un intervento, lei ha anticipato, con diplomazia ma con fermezza: «Quella di Silvio Berlusconi è stata una battuta, la chiusa di un discorso serio, di ben altro tenore. Il presidente del Consiglio non intendeva assolutamente offendere le donne o gli omosessuali». Parlano i fatti, dice il ministro: «Questo governo ha il merito di essersi impegnato come nessuno prima contro le discriminazioni». La lotta all’omofobia «è entrata per la prima volta in una campagna di comunicazione istituzionale del presidente del Consiglio» e il tema è stato affrontato «sempre per la prima volta nelle scuole».
E quindi, «proprio per non oscurare tutto questo lavoro», sarebbe «opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute». Anche Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, assicura: «Conosco Silvio Berlusconi come un uomo profondamente, intimamente rispettoso di ogni persona, e quindi di ogni identità, orientamento e preferenza affettiva e sessuale». Agli amici di Facebook, risponde: «Sono certo che Berlusconi non volesse offendere, ma va compresa la reazione di chi si è sentito colpito». Al di là della comprensione pidiellina è un diluvio di critiche e qualche volta di insulti. Ignazio Marino annuncia che tutti i senatori del Pd firmeranno «un’interrogazione» per le dimissioni dopo le sue «parole squallide e spregevoli». Durissimo Nichi Vendola in una «videolettera»: «Hai scelto di vestire i panni di un sultano d’occidente. Le tue dimissioni possono dare coraggio all’Italia migliore». Il presidente dei gay di centrodestra (Gaylib) Enrico Oliari, annuncia il passaggio con Fini a Futuro e Libertà. Di Pietro, oltre che in Parlamento, protesterà in piazza: sempre più vicino al popolo viola, l’8 novembre sarà in sit in davanti a Montecitorio per chiedere le dimissioni di Berlusconi.