«Onde invisibili» regno della noia

Diretto dal thailandese Pen-Ek Ratanaruang; fotografato dall’australiano Christopher Doyle; interpretato dal giapponese Asano Tadanobu; girato fra Macao, Hong Kong e Phuket, Invisible Waves («Onde invisibili») era ieri in concorso. Teoricamente movimentato (sicario contro mandante), esotico, magari catastrofico (lo tsunami), è praticamente oppressivo. In questi tristi tropici non c’è il sole: cereo l’umore del protagonista, cereo il cielo, cereo lo spettatore, quando esce. Idem per l’altro film in concorso ieri alla Berlinale, l’iraniano È inverno di Rafi Pitts, storia di un disoccupato che si rioccupa e intanto corteggia una vedova. Solo dettaglio vivace in una cupa Teheran, le scintille d’una fiamma ossidrica.