A-One, la mostra che non finisce mai

Una trentina di opere esposte, realizzate con tecniche spray su tela cartone e metallo, in vari formati e talune estese fino a sei metri dilunghezza (dal due luglio sino al 25 settembre: orari, da martedì a sabato, 10-19)<br />

Welcome back my Friends to the Show that Never Ends (“Bentornati amici alla mostra che non ha mai fine”) aveva scritto l’allora diciannovenne A-One (nome d’arte di Antony Clark) sull’affresco improvvisato sull’ampia parete della galleria Salvatore-Carolina Ala in via Mameli. Era il 1986 e per la prima volta una galleria milanese dava conto di un’espressione artistica, il graffitismo, dall’ampia risonanza sociale oltre che estetica, considerata fino ad allora un fenomeno puramente americano. Un quarto di secolo dopo, quel Bentornati amici assume la forma di una celebrazione e di un rimpianto, perché l’allora effervescente ragazzo non c’è più (è morto a Parigi, nel 2001, che non aveva ancora quarant’anni, per un’emorragia cerebrale), ma nel tempo la sua arte si è imposta fino a farne il protagonista con maggior talento della sua generazione. “Io dipingo perché è bello, perché mi piace”, questo era il suo modo di spiegare una pittura basata sulla spontaneità comunicativa.

Ed è questa irresistibile carica emotiva che attraversa la trentina di opere esposte, realizzate con tecniche spray su tela cartone e metallo, in vari formati e talune estese fino a sei metri dilunghezza (dal due luglio sino al 25 settembre: orari, da martedì a sabato, 10-19). Il suo modo di fare volteggiare bombolette di colori spray crea forme e aloni per effetti effimeri e tuttavia ben carichi, perfettamente fissati e duraturi nella tessitura della tela. E’ quello di A-One un segno che corre velocissimo sul cartone e sulla tela, passando dal dripping al segno netto. Il colore e i pensieri sembrano fondersi in un sol tratto. Un intreccio di segni, cifre, sigle nelle quali non manca mai il suo autoritratto,ossia la lettera A. Ancora oggi il suo segno grafico resta un gesto che rende la realtà leggibile: da una parte l’artista, la sua rabbia verso la cultura di massa combattuta quanto però conosciuta, dall’altra la società, la città veloce e contraddittoria. Su tutto una voglia di comunicare che è insieme il trionfo dell’espressione pura.