ONFRAY Il Robespierre dell’ateismo

Cristo? Un’invenzione. San Paolo? Un isterico. Parla il filosofo francese il cui ultimo libro manda in sollucchero gli integralisti del laicismo

da Torino
Secondo Friedrich Nietzsche è morto, per Michel Onfray non è mai esistito. Dio, ovviamente. E se va male al Padre, non tocca sorte migliore al Figlio. Il filosofo francese ritiene Gesù, nell’ordine, «costruzione, finzione, mito, favola», protagonista di una «incredibile storia costruita sul nulla» in cui recita la parte di un «eroe da film in costume». Ne consegue che i Vangeli appartengono al «genere propagandistico» con evidente «propensione retorica a liberare il magico, il meraviglioso».
E la diffusione planetaria del messaggio, allora? Si deve a Paolo di Tarso, «commesso viaggiatore, ebreo isterico, integralista», e alla trasformazione in religione di Stato dell’impero romano da parte di Costantino e successori. Ovvio che, da buon ateo, Onfray riservi lo stesso trattamento a ebraismo e islam, in cui, similmente a quanto rimprovera al cristianesimo, vede il cristallizzarsi di un’ortodossia cieca e violenta che ha in odio scienza, intelligenza, materia, sensi, sesso e piaceri collegati.
Ma chi è Michel Onfray? Filosofo e scrittore, il fondatore della Università Popolare di Caen (che dispensa corsi di filosofia a centinaia di persone di ogni età e ceto sociale: un vero caso culturale, che in Francia ha suscitato il massimo interesse dei mass-media) ama la polemica e, come tutti i francesi, è incline all’invettiva e al pessimo umore. Il recente Trattato di ateologia, ora pubblicato anche in Italia (Fazi, pagg. 200, euro 15), ha mandato in sollucchero materialisti, edonisti e post-illuministi dominando in Francia la classifica 2005 della saggistica. Un libro in cui c’è abbastanza livore da irritare non solo i credenti, ma chiunque ritenga che l’orizzonte dell’esperienza individuale non sia chiuso da una trinità al rovescio formata da uomo, materia e ragione. Inoltre abbondano gli inviti a decostruire i monoteismi, a demistificare le religioni e a smontare la teocrazia, una foga di far macerie dalla quale si alzano nubi di polvere e fumo oltre cui non si vedono modelli alternativi, soluzioni. Noto per il rifiuto di incontri pubblici con esponenti religiosi («Ho l’impressione di parlare con dei sordi»), Onfray oggi sarà costretto da impegni presi in precedenza a dialogare con Alberto Melloni al Teatro Carignano di Torino per l’inaugurazione di «Torino Spiritualità». Abito talare o meno, l’impressione è che il filosofo da slogan («né Bibbia né Corano») ami più il monologo che il dialogo, più Robespierre e Saint Just che i filosofi dell’Encyclopédie.
Michel Onfray, il suo Trattato di ateologia è dominato da una furia polemica che ricorda l’intolleranza delle ortodossie religiose da lei giustamente criticate. Uno stile meno aggressivo non favorirebbe il dibattito offrendo maggiori soluzioni?
«In quello che dico non c’è spirito polemico. In realtà è il cristianesimo che ha operato un vero e proprio colpo di Stato. Si sa che Hitler ha più volte elogiato il cristianesimo e che il cristianesimo ha stretto un’alleanza col nazismo. Rifiuto quindi l’accusa di aver scritto un libro polemico. È la realtà a essere violenta, non io».
Lei rifiuta non solo dio, ma anche la spiritualità. La sua critica non risparmia il pensiero laico che riscrive in senso mondano i capisaldi dell’etica cristiana. Ma levato tutto questo, cosa rimane all’uomo?
«Io non rifiuto la spiritualità in generale, rifiuto la spiritualità cristiana e invito a una spiritualità laica. Se si sopprime la teologia, rimane la filosofia».
Curiosamente i personaggi storici su cui si accentrano maggiormente i suoi strali sono San Paolo, cui lei nega la santità chiamandolo sempre Paolo di Tarso, e Adolf Hitler. Vede qualche connessione fra i due?
«Sì poiché in Mein Kampf Hitler fece l’elogio della chiesa autoritaria all’origine di una civiltà che si oppone a coloro che la contrastano. Paolo è una persona nata in un posto qualunque, Tarso per l’appunto, e non necessariamente è un santo per chi non crede. Che sia nato a Tarso è una certezza, che sia un santo assolutamente no».
Quando e come è diventato ateo Michel Onfray?
«Da che mi ricordo non ho mai creduto in dio. Da bambino pensavo che i personaggi del cristianesimo appartenessero alle favole. Mettevo sullo stesso piano Gesù Bambino, i Re Magi, Babbo Natale e Biancaneve. Da quando ho raggiunto l’età della ragione non ho mai aderito alle idee del cristianesimo. Così non posso dire di aver perso la fede perché non l’ho mai avuta».
Se il dubbio è figlio della ragione, lei non dubita mai della sua scelta atea?
«Il dubbio cerca di resistere alla ragione, la ragione cerca di cancellarlo. Come ateo preferisco lasciare i dubbi ai cristiani. Vorrà dire almeno che si trovano sulla buona strada».
Esclude di poter essere fulminato anche lei, un giorno, sulla via di una sua Damasco personale?
«Come Nietzsche quando venne a Torino e fu colto da un grave attacco di pazzia? Tutto è possibile».